Tra morale e moralismo.

L’ondata moralista ha sempre caratterizzato i periodi piu’ bui della storia umana. Tra morale e moralismo si continua- a volte- a fare confusione, la linea di demarcazione potrebbe sembrare labile, ma in realtà non lo è affatto. Ad esempio, c’è una profonda differenza tra quanto chiedono le numerose donne che hanno aderito alla Campagna Immagini Amiche dell’Udi, che sta per concludersi,  e le contestazioni alla scollatura della Avallone, con la quale a detta di alcune/i ” se l’è cercata, la lascivia di Vespa“.

Poi ci sono le provocazioni, comprese quelle riguardanti la possibilità del ribaltamento dei ruoli.

Nel novembre 1974 la rivista d’arte Artforum pubblico’ un articolo sull’opera minimalista di Lynda Benglis.  La Benglis avrebbe voluto che una delle sue foto fosse inclusa nell’articolo e dinanzi al rifiuto dell’editore, lei e la sua galleria trasformarono l’immagine in una pubblicità che apparve nello stesso numero e che promuoveva una sua futura mostra presso la Paula Cooper Gallery. Alcuni critici, e tra questi vari collaboratori di Artforum, protestarono contro tali maneggi. Evidentemente la Benglis, con il suo gesto, aveva mostrato quanto il confine tra critica d’arte e pubblicità pagata fosse facile da valicare. Fatto ancor piu’ grave, per compiere il suo gesto di potere economico, si era avvalsa di una suggestiva immagine del suo superbo corpo lucido, in posa provocatoria, con un gigantesco dildo in latex . Barbara Wagner dichiarò che mostrando un fallo come segno freudiano di potere, la Benglis non aveva rappresentato  la sua identità femminile ma al contrario ne aveva enfatizzato l’inferiorità. Rosalind Krauss direttrice di Artforum nel numero del mese seguente prese le distanze dalla  pubblicità, etichettandola come brutale.(fonte: Immagini delle donne, a cura di Georges Duby e Michelle Perrot, Editori Laterza 1992 e Wikipedia)

Astro nascente  nel firmamento della corrente post minimalista newyorkese dei primi anni ’70, Lynda Benglis si sentiva sottorappresentata nella comunità artistica dominata dai maschi e confrontò l’ethos maschile in una serie di pubblicità satiriche su riviste schernendo le ragazze pin up e le attrici holliwoodiane. Scelse lo strumento della pubblicità sulle riviste per conseguire il controllo completo di una immagine piuttosto che attraverso un commentario critico.

A distanza di cosi’ tanti anni, non mi viene in mente nessuna immagine artistica cosi’ fortemente provocatoria, ma questa volta mi sa che mi trovero’ d’accordo con poche/i.

5 comments

  1. così su due piedi non viene in mente neanche a me…è anche vero che questo è un periodo veramente poco propenso alle provocazioni…tra l’altro la scelta di utilizzare gli spazi pubblicitari per sovvertire il messaggio è tra le più efficaci (e costose, purtroppo!)
    Bel post, c’è molto bisogno di riparlare di queste cose per lavorare ad un nuovo immaginario prodotto dalle donne. Grazie, anche per il video!

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