Sovraesposizioni e colte e-re(a)zioni.

Ecco qui il video per “denunciare le pubblicità lesive dell’immagine della donna”  realizzato dal gruppo genovese dell’UDI,  e presentato il 2 settembre alle 17.00, durante la giornata di apertura della Scuola Politica dell’Udi 2010. Il cortometraggioSovraesposte” ha l’obiettivo di contrastare le rappresentazioni mediatiche delle donne, “in televisione continuamente esibite, mostrate, sovraesposte”. Registe del video Cristina Oddone, Sieva Diamantakos ed Elisabetta Consonni.

Sovraesposte, ma soprattutto si tratta di una sovraesposizione di tette e culi…e anche quando si parla di premi letterari a scrittrici, l’attenzione viene dirottata immediatamente  sul decolleté anzichè sugli alti meriti intellettuali…

Di seguito  alcune considerazioni dell’amica  Arguzia, che condivido e sottoscrivo….

“”Ma che strapalle!

Basta, davvero.

Mi stanno facendo sentire una bacchettona, una che ha paura del sesso, una che si imbarazza nel vedere un corpo nudo.Pubblicità, programmi televisivi, giornali… tutto è strapieno di tette e culi. Sempre e solo tette e culi.Per vendere qualsiasi cosa ci sono in mostra tette e culi, con messaggi che di allusivo hanno ben poco.

Non è solo svilente per noi donne, lo è per tutti.Vuol dire che ormai il solo modo di comunicare riconosciuto dalla società italiana sono le tette e i culi. Vuol dire che io in quanto femmina sono solo carne da mettere in bella mostra e che tu in quanto maschio sei solo un cerebroleso che sbava davanti a una donna nuda e che ti basta un culo ben fatto per essere indotto a comprare un prodotto e a credere a qualsiasi cosa.

Devi vendere occhiali? Due supertope che ti dicono “noi te la diamo gratis… la montatura!”(ed io vorrei aggiungere che il “darla  gratis”è diventato un leit motiv pubblicitario ignobile che denota  totale mancanza di buon gusto e anche di fantasia. qui foto tim da un altro genere di comunicazione)

Devi vendere un pannello solare? Una gnocca seminuda che ti dice “montami a costo zero”.

Hai voglia di un amaro? Ecco lo sguardo ammiccante di una ragazza fichissima che ti invita a “farti il capo”.E via così.

La televisione, poi, è invasa di ragazze seminude che ancheggiano sorridenti e silenziose: loro non possono parlare, la sola cosa che “parla” è il culo perizomatissimo ripreso dalle più disparate angolazioni, ai limiti del porno.

E ormai qua non si salva più niente, nemmeno i premi letterari, con un Vespa in veste “vecchio bavoso” (definizione della grandissima  Michela Murgia, aggiungo io!) che deve premiare una giovane scrittrice e invita il pubblico ad osservarne le belle tette.Non importa se c’è di mezzo un prestigioso premio letterario, se il libro è bello, se lei ha talento.Lei prima di essere una scrittrice è una portatrice sana di tette, quindi questo è quello che va sottolineato.( leggi qui )


“Assegniamo ora il Premio Campiello opera prima a Silvia Avallone, autrice del romanzo ‘Acciaio’, e prego la regia di inquadrare il suo strepitoso decolletè”. (che schifo!dico io)

La Avallone dice che era troppo emozionata e manco c’ha fatto caso. Può darsi.O magari può darsi che ormai l’abitudine a trattare le donne come tette&culo in marcia non stupisca né offenda più nessuno, non lo so.””

(il “colte e-re(a)zioni è dell’amica Annarella Pascuzzo…)

4 comments

  1. Oh, nota a margine sul “darla gratis”. Da quando, mi domando, il fatto di darla, o darlo, o più semplicemente di intrattenere un rapporto sessuale, ha bisogno di un’esplicita dichiarazione che la indica come una prestazione gratuita? Ossia, dal momento che lo specificare implica un sovvertimento o anche solo un cambiamento rispetto alla norma, perchè la norma dovrebbe essere quella di riceverla “a pagamento”?
    Sicuramente è legato al dover specificare la gratuità dell’offerta commerciale, ma perchè mai nessuno si stupisce del fatto che venga data, dato o quel che volete “gratis”?
    In 27 anni di vita ho sempre pensato che questa fosse la norma, la reciprocità del rapporto, evidentemente devo immaginare che sia l’eccezione, e che invece averla “a pagamento” sia cosa buona e giusta?

  2. grazie Luca….uno dei problemi fondamentali, infatti, penso che sia proprio rintracciabile nelle modalità dello scambio sessuo-economico, e di come la sessualità si configuri non come uno scambio reciproco tra uomini e donne, tra simile e simile ma compenso maschile contro una prestazione da parte femminile, che potrà avere forme diverse in cambio di una sessualità intesa come” servizio” (vedi anche il vergognoso premio maritaggio di torre del greco, chissà che fine ha fatto poi….). a questo proposito mi sono sempre ripromessa, ma ogni volta in libreria me ne dimentico🙂 , di leggere un libro di paola tabet,” la grande beffa…”

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