Girls on the air.

(fonte foto)

Bello e commovente Girls on the air (Italia, 2009, 59 min) di Valentina Monti,autrice/regista e operatrice free-lance bolognese, classe 1973.

“” Girls On The Air è un film documentario che racconta di un paese, l’Afghanistan, molto diverso dagli stereotipi che i media hanno contribuito a creare nell’immaginario occidentale.
Simbolo di questa diversità e complessità è la giovane Humaira Habib, giornalista e manager di Radio Sahar, la prima radio comunitaria e indipendente, nata dopo la caduta del regime talebano, diretta e gestita da donne e che trasmette dalla città di Herat, vicino al confine tra Afghanistan ed Iran.
A soli 23 anni Humaira è il direttore di Radio Sahar. E’ la più giovane tra le sue colleghe, un gruppo molto affiatato che lavora insieme in armonia e democrazia.


Le giornaliste di Radio Sahar con i chador mossi dal vento si avventurano nelle zone più rischiose della città, nei tribunali della corte di giustizia, con i microfoni e le cuffie nei villaggi di fango arsi dal sole, nelle crepe profonde di un paese inedito in bilico tra modernità e tradizione, aspirazione al cambiamento e paradosso. Lo sguardo di Humaira racconta i contrasti di un paese segnato dalla violenza sulle donne e dagli attacchi dei kamikaze dove è ancora possibile trovare nell’umorismo, nella poesia e nel sogno armi interiori di sopravvivenza.

Nota della regista

“Violenza, paura e terrore sono le uniche parole che ho sentito ripetere dai media negli ultimi anni, da quando l’Afghanistan, improvvisamente sulle pagine di tutti i giornali, è entrato anche nella mia vita. Parole che creano solo un’incolmabile distanza.

Sono partita per l’Afghanistan, un paese dove anche il più piccolo frammento di democrazia era statocompletamente distrutto, per incontrare Humaira e le sue colleghe di Radio Sahar, un esempio unico,secondo me, di quello che forse si può considerare l’inizio di un processo democratico all’interno del paese,di una democrazia che nasce dal basso, di una informazione che si occupa di chi voce non ha. InAfghanistan infatti la radio è sempre e solo stata la voce del governo; non ci sono esempi di radio libere e partecipative, non una tradizione di informazione legata ai reali bisogni della comunità quale è invece lamissione di Radio Sahar.

Vorrei che Girls On The Air provocasse una riflessione, stimolasse domande sul significato di libertà diespressione, liberta di informazione e democrazia.

In Afghanistan ho dovuto veramente ascoltare e fare un passo indietro rispetto a quello in cui ho sempre creduto; Humaira un giorno mi ha detto che democrazia non è una parola della lingua afghana, ma bensì una parola straniera, facendomi riflettere che forse anche il nostro modello occidentale di democrazia, se non compreso, diventa immediatamente una imposizione.

Humaira e le sue colleghe, che lottano ogni giorni per i loro diritti e per i diritti delle donne e degli uominidell’ Afghanistan, mi hanno lasciato generosamente entrare nel loro mondo, dove ho scoperto un forte sensodell’ironia, il loro impegno culturale e sociale, i loro dubbi e il loro modo di vivere la complessità di un paese,l’Afghanistan, continuamente in bilico tra modernità e tradizione, paradosso e aspirazioni, lotta per i sogni e la libertà.”


fonte: valentina monti

 

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