iniziando a far bilanci e somme (1)

Il 26 luglio scorso, ho partecipato alla prima delle audizioni indette dalla Regione Calabria per la redazione del primo “Bilancio sociale e di genere” della regione. L’incontro mi pareva fosse stato proficuo, se non altro per una forma di sincero interesse che pareva trapelare e per la disponibilità all’ascolto e a recepire spunti ma anche obiezioni da parte di chi ci stava di fronte a rappresentare la Regione. Eravamo presenti in poche, immagino per i tempi brevi o per i soliti problemi di comunicazione. Tra queste, le rappresentanti del Centro Milly Villa dell’Unical, del Centro antiviolenza Mondo Rosa di Catanzaro, dell’associazione WWW Calabria ,più una consigliera di parità, invitate dalla consigliera Stella Ciarletta (n.b.  oggi la Regione ha una nuova consigliera di parità, Tonia Stumpo, cui faccio i migliori auguri di buon lavoro). 

In verità, nonostante la promessa di tenerci in contatto, non ho avuto più notizie o contatti con la Regione. Ciò non mi stupisce granché visto, ad esempio, che le donne dei centri antiviolenza e le femministe aspettano ancora di incontrarsi ad un tavolo con le istituzioni, per le linee guida dei cav ormai imprenscindibili, dall’ormai lontano gennaio 2016. Quello che mi preme, adesso, è raccontare che anche io il 26 luglio avevo preso parola, ponendo all’attenzione delle istituzioni una problematica che mi è parso fosse immediatamente scartata perché considerata la meno attuabile nel medio-breve (ma anche lungo) termine, a causa della irrisolta storia del commissariamento della sanità calabrese. Il mio ragionamento, probabilmente poco allettante anche dal punto di vista dei consensi, consisteva in un caldo invito alla Regione di puntare tutto il primo step del bilancio sulla prevenzione e la cura dei tumori al seno.

 A questo punto, solo alcune  (cioè le terrone di Calabria) potranno capire il reale dramma che si somma e si nasconde dietro al Dramma: quello di chi non riesce a programmare una mammografia entro l’anno perché in ospedale non c’è la disponibilità del macchinario, di chi ha passato i cinquanta e vorrebbe fare la mammo ogni anno ma i medici suggeriscono per prassi che va bene anche ogni due (salvo, poi, per estremo scrupolo andare allo scadere dell’anno per scoprire che hai un carcinoma e che se TU non avessi avuto quel buonsenso forse saresti morta anzitempo). Solo alcune conoscono l’ansia nel riporre  fiducia in quell’unica dottoressa (santa Maria F.) che ti ha letto per caso la radiografia scoprendo che ti avevano fatto una diagnosi ottimistica ma sbagliata e che invece il cancro ce l’hai; l’ansia al pensiero che purtroppo quell’unica dottoressa di fiducia in tutto l’ampio circondario (sempre santa Maria F.) sta per andare in pensione e quando ti stringe la mano più a lungo del solito all’ultima visita perché sa che quella è l’ultima volta che ti visiterà, tu ti fai prendere dal panico per il futuro. Solo alcune possono sapere che, una volta ricevuta la diagnosi che mai avresti voluto sentire, quella che ti cambia la vita per sempre, non ci pensi neppure a cercare un chirurgo/a in zona perché tanto lo sai già: tutte le colleghe pazienti oncologiche attaccate alla vita si operano al nord, quelle più gravi a Milano, quelle meno gravi ritengono di potersi fermare anche a Roma. Quindi nel tuo inferno personale iniziano a comparire biglietti d’aereo, di treno, prenotazioni in alberghi vicini a strutture ospedaliere, preghiere a nonne e zie che ti tengano i bambini e poi, tra le bestemmie e le lacrime, ti viene anche da pensare che in fondo devi pure ringraziare qualche santa protettrice perché tu i soldi per i voli, l’albergo e l’operazione ce li hai, o in qualche modo riesci a trovarli facendo grossi sacrifici, ma c’è qualcuna terrona come te e malata come te che quei soldi non ce li ha e non ci vuoi neanche pensare a come le possano andare le cose. Ma dovresti. Dovresti tu, e  dovrei pensarci io e le altre non malate oncologiche, dovrebbero soprattutto pensarci le Istituzioni regionali, che beatamente continuano a pagare caro ad altre regioni per le nostre malattie, i cui danni definitivi forse si potevano prevenire, senza farci arrivare a quelle morti evitabili che sono la vera vergogna dei nostri politici.

La sopravvivenza al cancro al seno, ci dicono dal Ministero […]è fortemente influenzata dalla prevenzione secondaria e della terapia. Nel primo caso, attraverso una diagnosi precoce, si ha una maggiore probabilità di essere efficacemente curati, con un beneficio in termini di riduzione di mortalità specifica. Inoltre l’anticipazione diagnostica comunque determina un aumento della sopravvivenza. La riduzione della mortalità specifica è l’obiettivo principale dei programmi di screening organizzati per il tumore della mammella[…]

Le parole più vere le dice l’Amazzone furiosa[..]Il principale fattore di rischio per lo sviluppo del cancro al seno e` il genere. Le terapie tossiche con cui viene trattato, i problemi economici che porta nelle vite di chi ne e` colpita e l’indifferenza di chi si sottrae al dovere di porre in essere misure atte a ridurne l’incidenza sono una delle molteplici forme di violenza sulle donne.[…]

 E’ inutile che fate finta, ma non siamo tutte uguali di fronte a: legge diritti e solidarietà femminista. wp-image-324060256jpg.jpg

(sembra una Matrioska qualunque, ma non lo è! E’ terrona, dalla più grande alla più piccina)

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