Women’s March on Washington

Manco a suggerire “meditiamo, gente” se non “facciamoci una bevuta e parliamone ” che qui, come direbbe mia nonna, son tutt scienziatuni. Buone nuove di lotta femminista (quella che piace a me) d’oltreoceano:

<<Queste Sono Le Feroci Attiviste Alla Guida Della Marcia Delle Donne Su Washington di Sarah Ruiz-Grossman (Editore Associato, the HuffingtonPost.com), trad. di Andrea Morgione

La marcia delle donne su Washington si farà in qualsiasi modo, dicono le leader della marcia, ed è principalmente grazie a tre donne: Tamika Mallory, Carmen Perez e Linda Sarsour.

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(foto di Tamika Mallory)

La dimostrazione a Washington D.C. il 21 Gennaio – il giorno dopo l’inaugurazione del Presidente eletto Donald Trump – è pensata per dire “Sai una cosa? Le donne importano, le nostre voci sono forti”, ha detto la co-leader nazionale Bob Bland, parlando insieme alle sue tre co-leader Mallory, Perez e Sarsour in una conference call lo scorso mercoledì.

Sfortunatamente, l’evento ha avuto una partenza difficile. Anche se oltre 120.000 dicono che pianificano di partecipare su Facebook, le organizzatrici non hanno ancora un permesso. La location originale, il Lincoln Memorial, non sarà disponibile. Ma la marcia avrà comunque luogo, dicono – la questione è semplicemente dove e quando di preciso.

“Questa marcia si farà”, ha detto la Perez all’Huffington Post lo scorso giovedì.

La marcia deve superare ostacoli più gravi di quelli logistici, comunque: è stata anche denunciata per mancanza di inclusività. Secondo un posto di Facebook sulla pagina dell’evento, le persone che hanno cominciato a organizzarlo erano “quasi tutte bianche” e avevano poca, se non nessuna, esperienza nell’organizzazione. Non ha aiutato il fatto che, entro i primi giorni, il nome originale della dimostrazione – la “Million Women March” – è stato criticato per essere un’appropriazione del nome della Million Women March del 1997, una storica protesta condotta da e per le donne nere.

È allora che  Mallory, Perez e  Sarsour sono intervenute. La pagina Facebook della marcia, creata il mercoledì dopo l’elezione, è diventata virale già giovedì, secondo la Bland. La mattina di venerdì, le tre attiviste e organizzatrici veterane – tutte donne di colore – hanno ricevuto la richiesta di partecipare come co-leader nazionali, ha aggiunto la Mallory.

È importante che ci assicuriamo che le nostre comunità siano rappresentate – comprendendo che anche noi siamo state bersagli della retorica razzista di Trump”, la Perez ha dichiarato all’ Huffington Post. “Ho sentito che questa richiesta non fosse solo un onore, ma anche una responsabilità verso la mia comunità”.

“Voglio essere sicura che le mie figlie, le mie nipoti, possano vedere se stesse su quel palco”, ha aggiunto. “È importante in quanto donna Latina, in quanto donne provenienti da decisioni di vita differenti, mostrare che possiamo unirci nella solidarietà. Se una giovane ragazza può vedere me, Tamika o Linda [su quel palco], è un successo.

Le organizzatrici sapevano di dover cambiare il nome della marcia, e così hanno fatto ufficialmente dopo che la Mallory, la Perez e la Sarsour si sono unite. L’evento è ora la “Women’s March on Washington” – che le leader dicono sia un riferimento intenzionale alla marcia per i diritti civili del 1963 del Dr. Martin Luther King Jr.

“Bernice King, la figlia del Dr. King, ci ha dato la sua benedizione per il nome – ma vuole che capiamo il livello di responsabilità che portarlo comporta”, ha detto la Mallory. “Ha detto che dal 1963 ci sono molti diritti che non abbiamo ancora ottenuto. Le donne nere e le nostre famiglie stanno ancora provando a garantirci i nostri diritti e la giustizia per le nostre communità – questa marcia deve avere questo obiettivo”.

Le critiche non si sono placate, nonostante questo: due leader di livello statale, una in Maryland e una in Pennsylvania, hanno rinunciato al loro incarico, affermando che i dubbi sull’inclusività sono stati “silenziati”. L’attivista Brittany T. Oliver ha scritto un post sul suo blog dicendo che non supporterà la marcia per la stessa ragione.

Le due leader dimessesi, comunque, erano entrambe donne bianche, ha fatto notare la Perez.

“Le loro preoccupazioni erano mal indirizzate”, ha detto la Perez ad HuffPost. “Sì, ci sono state delle persone che hanno fatto delle osservazioni, criticando la mancanza di diversità, ma sono state riassicurate dalla nostra presenza – conoscono il nostro lavoro, la nostra storia di creatrici di movimenti”.

In quanto donne di colore – e attiviste esperte che hanno organizzato manifestazioni su problemi come la riforma sull’immigrazione e la violenza della polizia negli ultimi 15-20 anni, la Mallory, la Perez e la Sarsour sentono una profonda responsabilità per l’assicurare che tutti i gruppi emarginati siano rappresentati il 21 Gennaio, dai leader alle persone che scenderanno in strada quel giorno.

“Siamo qui per prestare la nostra esperienza – sono stata nel campo della giustizia criminale e dell’organizzazione di movimenti per vent’anni ormai”, ha detto la Perez durante la conference call. “[Siamo qui] intenzionalmente per l’inclusività, non solo quando ci sono problemi, ma per assicurarci che le donne di colore siano in prima fila”.

“Tre delle quattro co-leader rappresentano i gruppi etnici più presi di mira da questa [prossima] amministrazione: la Perez è messicano-americana, io sono un’americana islamica e la Mallory è un’americana nera”, ha aggiunto la Sarsour. “Ci ergiamo fieramente, consce dei rischi provenienti dalle molestie e dai messaggi d’odio che abbiamo sempre ricevuto, ma in misura mille volte maggiore adesso che nella mia intera carriera di organizzatrice”.

In quanto co-leader, le tre donne stanno lavorando per forgiare partnership con varie organizzazioni a livello nazionale, cercando di trasformare un evento nato quasi esclusivamente da donne bianche in uno fermamente concentrato sulle esperienze e gli interessi delle donne di colore, delle donne LGBTQ, delle donne islamiche e oltre.

“Non possiamo ottenere giustizia se non siamo capaci di collaborare con altre razze, con persone con storie differenti, per unirci solidalmente”, ha detto la Mallory. “Stiamo lavorando duramente per mettere insieme quello che crediamo sarà uno dei momenti di maggiore importanza storica per le donne di razze diverse che si uniscono per far sentire le nostre voci sui problemi relativi alle comunità emarginate”.

E mentre le leader della marcia insistono che l’evento non è anti-Trump, la retorica razzista, sessista e xenofoba della campagna del prossimo presidente, così come i suoi collaboratori anti-immigrati e antisemiti, hanno chiaramente motivato il raduno.

“L’amministrazione di Donald Trump è un incubo manifestatosi sotto forma di presidenza”, secondo la Sarsour. “È importante che noi donne mostriamo di non essere spaventate”.

Ma la Perez suggerisce di guardarsi dal rendere questo momento riguardante solo Trump.

“Donne di ogni genere si uniscono – questo è il volto della resistenza”, ha detto all’ Huffington Post. “E contrastare il sistema razzista di questo paese va oltre Trump”.

Più importante ancora, loro vogliono che coloro che vengono sappiano che i loro sforzi alla ricerca della giustizia non finiranno quando abbandoneranno la marcia la notte di sabato.

“Il vero lavoro viene dopo”, ha detto la Mallory. “Come continuiamo a lavorare insieme per creare nuove relazioni, nuovi alleati, per unirci ad altri movimenti che ci importano?”.

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