Corso online gratuito su Letteratura e migrazioni in Italia

Ho appena finito di seguire un corso online gratuito molto interessante dell’università Ca’ Foscari, a cura di Silvia Camilotti, su Letteratura e migrazioni in Italia. Il corso, suddiviso in cinque lezioni composte ciascuna da quattro video e corredate da bibliografia, linkografia, spazio per la discussione e test per messa alla prova, si proponeva di:

 <<raccontare gli albori della “letteratura della migrazione” italiana al fine di mostrarne la rapida evoluzione in poco più di due decenni, a partire dai primi anni novanta; raccontare l’emergere delle voci femminili e il significato che ha avuto tale presa di parola sia per le autrici che per il pubblico di lettori e lettrici; offrire una panoramica attorno ai principali nodi che la “letteratura della migrazione” solleva: il rapporto tra letteratura e identità nazionale, il ruolo e il significato dell’applicazione di categorie, le sollecitazioni che investono il concetto stesso di lingua; fornire alcuni spunti sulla “letteratura della migrazione” destinata a giovani lettori, al fine di evidenziare come, nonostante la scarsa attenzione critica che solitamente viene rivolta alla letteratura per l’infanzia, autori e autrici d’altrove abbiano sin da subito deciso di dedicarvisi; porre in evidenza l’eterogeneità di sguardi e temi che quella letteratura che poteva apparire come un recinto chiuso oramai propone, indicando esempi che mettono in crisi una presunta omogeneità, resa ancora più vacillante dalla presenza di scrittori nati in Italia da genitori stranieri.>>

Dal momento che il corso verrà riproposto nei prossimi mesi, non vorrei lasciarmi andare ad eccessive anticipazioni, che toglierebbero il piacere di seguirlo a chi vorrà farlo. Dico solamente che è stato non solo istruttivo ma molto interessante e piacevole, anche nel possibile confronto aperto nei forum discussione di ciascuna unità didattica. Tra elementi base di teoria ed esempi pratici sui testi di scrittrici e scrittori, ho certamente scoperto libri e storie di vita di autrici e autori notevoli, che probabilmente avrei finito con l’ignorare colpevolmente. Tra i numerosi spunti offerti da Camilotti, non posso fare a meno di citare Princesa, uno dei primi titoli della cosiddetta “letteratura migrante” in lingua italiana. Il libro racconta la storia di vita della transgender brasiliana Fernanda Farias de Albuquerque, fu scritto nel carcere di Rebibbia dove Fernanda era detenuta per un tentato omicidio e  pubblicato nel 1994 dalla casa editrice Sensibili alle foglie. Ma anche Occhio a Pinocchio di Jarmila Ockayová (Iannone, 2006); Piccola guerra perfetta di Elvira Dones (Einaudi, 2011); Regina di fiori e di perle di Gabriella Ghermandi (Donzelli, 2007); Occhiopin- Nel paese dei bei occhi di Fabian Negrin ( orecchio acerbo ,) 2006); La mia casa è dove sono di Igiaba Scego (Rizzoli, 2010); Oggi forse non ammazzo nessuno. Storie minime di una giovane musulmana stranamente non terrorista  di Randa Ghazy (Fabbri, 2007) e Donne (pazze, sognatrici, rivoluzionarie…) di Milton Fernàndez (Rayuela Edizioni, 2015). Tra discorsi sul postcolonialismo e impegno civile e letterario, eterobiografie, testi autobiografici, riscritture che creano contaminazioni e svelamenti, scritture di confine che mettono in discussione concetti quali quelli di  identità nazionale e canone, consiglio vivamente questo corso che esalta la bellezza delle contaminazioni. Grazie dunque a Ca’ Foscari , grazie soprattutto a Silvia Camilotti e Stay in touch su http://ok.unive.it !

Il mio commento alla buona, nel forum della seconda lezione su donne e letteratura:<<Se Pap Khouma ci ha raccontato che “siamo esseri umani di frontiera”, come dice Massimo in un precedente intervento (forum prima lezione), credo che le scrittrici ci dicano altro e ci parlino di donne che scompaginano mappe ridefinendo confini e i loro posizionamenti, in un continuo rinegoziare appartenenze. Cosa, questa, evidente ad esempio in una raccolta di racconti che ho letto di recente (Pecore Nere, 2005 aa.vv.) che affronta temi postcoloniali a partire dalle esperienze di donne/scrittrici appartenenti alla seconda generazione di immigrati. <<Voglio essere io a dire come mi chiamo>> scriveva G.Makaping. La cosa che più mi ha colpito, delle scrittrici che ho letto, è il loro desiderio, la loro volontà di dare una rappresentazione di sé senza intermediari, che significa rivendicare la propria soggettività di donna in un mondo omologante ed escludente. Come scriveva Sonia Sabelli (2004) le scrittrici scelgono di assumere <<una posizione eccentrica rispetto ai canoni letterari e alla costruzione del genere[…]dimostrano che l’alterità e la diversità possono rappresentare un efficace strumento di resistenza contro il potere e l’omologazione oggi dilagante>>(dove soggetto eccentrico è un termine proposto da Teresa De Lauretis). Si situano, dunque, al di fuori, come soggetto nomade (per dirla alla Braidotti), soggetto che tende al ribaltamento delle convenzioni e alla capacità di reinventare di continuo la propria “matria” ? Di certo credo che l’esperienza di chi scrive (o delle personagge) porti, anche attraverso l’esercizio della scrittura, a numerose consapevolezze.Se si prende come punto di avvistamento lo sguardo altrui/esterno, la consapevolezza che in fin dei conti si è straniere ovunque, sia rispetto al luogo di origine ma anche rispetto al luogo in cui si è approdate e ci si trova ne presente.In questo senso è molto interessante l’uso di una parola  che utilizza Igiaba Scego in uno dei suoi racconti contenuti in Pecore Nere, ovvero “dismatria”. Nel momento in cui, invece, le scrittrici fanno i conti con se stesse, probabilmente arrivano alla conquista della consapevolezza che avere più identità non sia altro che un arricchimento, e anche di questo ci vogliono parlare (cosa abbastanza chiara in Ockayovà). Non prima, però, di aver svelato le intersezioni tra razzismo e sessismo.>>

 

 

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