Un commento, (a) freddo.

Alcune amiche mi hanno chiesto com’è stata la manifestazione del 13 febbraio nella mia città.

Per essere Catanzaro è andata bene” è stato il commento di una giornalista, in piazza. Ed avendo ben chiaro  che uno dei problemi di Catanzaro è quella cappa di indifferenza che neanche la presenza costante del vento riesce a spazzare via, direi che sono daccordo. Edvige Vitaliano, sul Quotidiano della Calabria (del 14 feb, pag.5), ha fornito un dato numerico palesemente scorrettoSi fa la conta e poco piu’ poco meno sono un centinaio di partecipanti“, lo posso dire con certezza. Avevo stampato trecento volantini, Lucrezia ne aveva stampati piu’ di cento, ne sono rimasti in tutto quarantanove, ed essendo anche certa di non averli distribuiti a tutte le persone presenti- anche perchè ad un certo punto mi sono messa a discutere amabilmente con una giovane avvocata molto in gamba, ho ascoltato Danilo mentre suonava il sassofono, mi sono messa a cantare e poi si era fatto tardi- la sua conta non torna affatto (a meno che, la Vitaliano non sia arrivata alle 17,00 e se ne sia andata alle 17,15).

L’accoglienza del luogo fisico (?)- piazza Prefettura- non è stata  delle migliori, nonostante l’autorizzazione delle autorità ad occupare la piazza, infatti, non era stato impedito alle macchine (numerose e sparpagliate) il posteggio, cosa che ha creato non pochi disagi. Non c’è stato un comitato organizzatore, com’è accaduto nella altre città calabresi, che si occupasse del reperimento di megafono-microfono-palchetto e quant’altro, ma c’erano uomini e donne di diversa generazione,  ed è stato molto bello vedere Marta e le giovanissime del Movimento Antirazzista srotolare cartelloni con slogan che avevano il sapore delle manifestazioni femministe d’altri tempi, e ragazze non piu’ giovani – con cartelloni altri- dare il via alla mobilitazione mettendosi in cerchio in mezzo alla strada, a cantare, ad urlare la propria rabbia, fiere, consapevoli della valenza della loro presenza. Sono state loro il cuore della manifestazione, donne- venute anche dai paesi- che tanti anni fa si riunivano presso il teatro Comunale per le riunioni dell’Udi, arrabbiatissime anche con l’Udi per una serie di motivi dei quali , spero, si parlerà al prossimo Congresso .

Siamo rimaste molto stupite del fatto che, anzichè andare in giro a distribuire il materiale che avevamo preparato ( Lucrezia ed io, un pomeriggio, mentre il mio bambino e la sua bambina  giocavano d’amore e d’accordo, piu’ o meno!), sono state donne e uomini spontaneamente ad avvicinarsi a noi chiedendoci “posso averne uno, per favore?“, a dimostrazione, credo , che le persone -anche nella mia città- hanno un enorme desiderio di comunicare, di leggere, di condividere, e sono stanche, molto.

Per essere Catanzaro è andata bene, posso dire. Peraltro non ho partecipato a tutta la giornata di mobilitazione, suddivisa in: un incontro di mattina presso l’associazione il Campo per discutere delle ragioni della mobilitazione, l’appuntamento delle 17,00 in piazza Prefettura, ed un’iniziativa di sera presso il Caffè delle Arti, durante la quale sono stati letti brani teatrali e poesie, promossa dalla Cgil.

Mi è dispiaciuto di  non essere stata presente all’incontro presso il Campo, soprattutto per la presenza della signora Latifa: “Rappresento la categoria delle donne marocchine. Sono in Italia da 18 anni, sono mamma di 3 figli, lavoro e studio. Tutte le donne del mondo devono far valere i propri diritti e vorrei far capire che le donne immigrate non sono come vengono fatte vedere in televisione” (da Calabria Ora, 14 febb). E mi è dispiaciuto che ancora una volta non si sia riuscite a far rete con tutte, tanto piu’ che nonostante i contatti telefonici avvenuti nella settimana precedente con il Campo, la Rete delle Donne non sia stata  avvisata neppure della conferenza stampa indetta da il Campo per discutere della manifestazione con  giornalisti/e e studentesse. Questo, a mio giudizio, è un gesto significativo, di mancato riconoscimento, politico e non.

L’assessora alle Pari Opportunità del Comune ha detto di aver riflettuto “sull’impressione che le lotte di 50 anni fa non abbiano portato a niente. Ci dicevano di dare valore all’intelligenza e non all’apparenza, ora mi pare di assistere al contrario: forse abbiamo sbagliato qualcosa? La società dovrebbe offrire dei modelli culturali e questa battaglia culturale dovremmo farla accanto agli uomini, anche perchè i figli, sono figli di uomini e di donne” (Calabria Ora, 14 feb.). Vorrei ricordare all’assessora che noi tutte abbiamo un grandissimo debito di riconoscenza nei confronti delle donne che molto prima di noi hanno lottato, duramente, per vedere riconosciuti quei diritti significativi dei quali oggi godiamo. Che la battaglia culturale la faremmo molto volentieri assieme agli uomini, ma che -mi pare- la maggior parte di essi-nella nostra città e regione-non sia ancora disponibile, a starci affianco e sostenerci (vedi dati nostro volantino), che spesso quelle donne che potrebbero, invece,  utilizzano strategie di potere, anche con l’uso dei mass media, strategie ben concertate, e non sempre a vantaggio delle donne sfruttate che servono loro da alibi e di cui rischiano di ostacolare la presa di coscienza (L.Irigaray).

Mi dissocio anche dalle parole di un’amica e compagna  di Sel “Non è la giornata delle donne o degli uomini. Le donne che lavorano, che studiano, che faticano giorno dopo giorno per crearsi l’avvenire e non si capisce perchè per avere un futuro bisogna essere belle, giovani, mentre ci sono tante ragazze che si danno da fare e ancora non riescono ad avere un futuro perchè non riescono a trovare un lavoro“.(Calabria Ora, 14 feb.) Cara amica, mi piacerebbe molto che anche noi donne uscissimo dalla logica bieca che una donna bella deve essere per forza incapace e immeritevole. Sappiamo benissimo cosa pensa “la gente” quando  vede passare per i corridoi degli uffici una bella donna, soprattutto se  veste una gonna, ed è una cosa ingiusta e mortificante. Conosco donne, belle, che al contrario di quanto tu possa pensare, proprio per preconcetti ed illazioni hanno avuto grosse difficoltà in ambiente di lavoro, pur essendo molto brave e preparate.Quanto alla gioventu’, che dire? Mi auguro davvero che il futuro sia di Marta e delle giovanissime donne  come lei , che erano in piazza il 13 a Catanzaro.

Io mi sono divertita come una ragazzina, non facevo volantinaggio da tempo immemorabile,  e amo la complicità che si crea in queste occasioni con le compagne, fatta di sorrisi, abbracci, battute e altro ancora. Per me e Lucrezia, essere in piazza ha significato molto, ci ha dato l’esatta dimensione di come-nonostante tutto, nonostante la “cappa”-sarebbe possibile (e bello) iniziare a porre basi solide per una Rete tutta cittadina di donne. Molto presto, lanceremo un appello per un incontro.

Tremate, tremate.….

(Le signorine di Val, a Catanzaro)

Tanti-inevitabilmente- i rappresentati delle Istituzioni cittadine,

Calabria Ora del 14 febbraio, pag.13

5 comments

  1. ebbrava Sud…le “pottine”, per intenderci le radical-chic, che se ne stiano a casa a far chiacchiere come le “comari”, le donne, quelle incazzate e stanche di essere ritenute ruote di scorta o solo oggetto di desiderio,scendono in piazza a reclamare la propria dignità…tremate tremate…l’abbiamo gridato per le strade delle città d’Italia,abbiamo pagato e anche troppo per la nostra libertà ed i nostri diritti…noi andiamo avanti…adesso…

  2. Io femminista con il cuore mezzo meridionale e mezzo settentrionale sono andata sia in provincia che a Milano .
    E’ stato bellissimo ho conosciuto nuove amiche,ho imparato la canzone delle Mondine”Sebben che siamo donne non abbiam paura!”, ho visto le bandiere viola “Stop al Femminicidio” ,ho sentito Franca Rame e ho urlato insieme a 70000 persone e sicuramente ci hanno sentito in Europa.

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