A conti fatti…

 

foto di Anna de Longis

“Nel 2007 è stato pubblicato il primo studio italiano sulla violenza alle donne. Lo ha realizzato l’Istat su un campione di venticinquemila donne tra i sedici e i settant’anni in tutto il territorio, e i risultati impressionano anche i piu’ ottimisti: in Italia sono 6,7 milioni le donne che subiscono ogni anno violenza fisica o sessuale (quasi quattro donne su dieci nel camione considerato), nel 69,7 per cento dei casi commessa dal partner, attuale o ex. Ma il dato piu’ significativo è che solo il 18 per cento delle vittime ritiene che le violenze tra le mura domestiche siano reato: infatti il 93 per cento delle volte non le denuncia alle autorità.Quarantacinque donne su cento non ne aprlano neanche con le amiche o con altri familiari, come se in fondo considerassero quelle violenze il rischio implicito e calcolato della vita con un uomo.Sono dati che turbano, ma non sorprendono.Personalmente posso dire che si avvicinano per difetto a quella che è la statistica delle condizioni di convivenza-matrimoniale o no-tra le donne che conosco.A lungo mi sono chiesta come fosse possibile che donne intelligenti, il piu’ delle volte colte, spesso autonome economicamente, accettassero di essere oggetto di violenza all’interno della propria relazione. Adesso so che contano l’educazione femminile, frutto di secoli di addestramento alla subordinazione, e anche parallela alla formazione maschile, imbevuta di proiezioni dominanti e possessive. Contano i modelli sociali patriarcali, e conta moltissimo la sensibilità popolare educata all’idea che uno schiaffo sia una carezza veloce, nella convinzione diffusa che l’amore sia tale anche quando procura occhi pesti, zigomi lividi e sospette cadute dalle scale. Conta persino che ogni titolo di quotidiano insista nel definire “delitto passionale” l’omicidio di una donna per mano del suo uomo, come se la morte fosse amore portato alle sue estreme conseguenze.Conta che il diritto italiano abbia considerato la violenza sessuale come reato contro la morale (e non contro la persona) fino al 1996, data fino a cui non era scontato che potesse trattarsi di reato se la vittima di un pestaggio era la moglie dell’aggressore. Dentro queste dinamiche, pero’, è impossibile che non abbia avuto alcun peso l’idea di coppia trasmessa dall‘insegnamento religioso tradizionale[…]”” Da Ave Mary di Michela Murgia (Einaudi stile libero, pag.155)

Questa lunga premessa mi è venuta in mente, a proposito di sensibilità popolare, ieri quando, in fila alla cassa di un supermercato, mi sono ritrovata proprio dietro ad un “signore” al quale la cassiera, dopo aver battutto il conto ha chiesto se volesse “i punti”. Con quello che doveva essere un sorriso- ma che a me è parso un ghigno-ha risposto che no, non voleva i punti. “Quelli li faccio dare a mia moglie quando la porto in ospedale dopo averla pestata per bene“ha aggiunto. La cassiera ha riso di quella che evidentemente, per loro,  doveva essere una battuta; io con gli occhi sbarrati ho avuto le caldane. 

Oggi invece, in spiaggia, un ragazzo maggiorenne- di presunta buona famiglia– approfittando del fatto che una ragazza francese non potesse comprendere la lingua italiana, ha iniziato ad apostrofarla nei peggiori modi condendo il tutto con  spiegazioni dettagliate di come l’avrebbe volentieri costretta a rapporti sessuali (alias stuprata). Gli amici di lui ridevano a crepapelle, lei ingenuamente sorrideva ignara. Ovviamente sono intervenuta bruscamente, sempre con le orbite di fuori, ed ovviamente la fiancata della mia macchina non è piu’ la stessa [poco male,era già quasi pronta per la rottamazione].

Ad influenzare positivamente (?) la sensibilità popolare (?), poi, dovrebbe essere anche la stampa. Soprattutto quella che si propone di essere libera ed autorevole (?)…

Ieri, uno degli articoli di spicco del Quotidiano della Calabria  titolava: “Cosenza, Abusi all’oasi francescana.Padre Fedele spiega il complotto” ed oggi, invece, su Calabria Ora  “Le verità di Girolamo Albano: parla l’imprenditore condannato per violenza sessuale”. In questi articoli viene dato ampio spazio esclusivamente alla voce dei due uomini noti e condannati, alla faccia della par condicio. E non mi stupisco neppure del perchè ci si scandalizza se nei programmi televisivi viene dato piu’ o meno spazio ad un partito politico piuttosto che ad un altro ma non in casi come questo. A conti fatti, ci sono cose piu’ importanti



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