Lettera di un’infedele.

foto di Manuela Merlo

Mentre ero intenta a scrivere a proposito di violenza di genere (organi di [dis]informazione, silenzio, silenziatori, campagne mascherate da città e Fedele Bisceglia) mi è arrivata una lettera scritta da Anna Pascuzzo, che condivido subito:

“”Per millenni i preti, i frati, i vescovi, i cardinali e chi più ne ha più ne metta, hanno giudicato l’uomo, l’essere umano, a tal punto che i peggiori crimini sono stati commessi in nome di certi giudizi affrettati e avventati. Troppi pregiudizi si sono radicati nelle menti semplici, troppi preconcetti hanno nutrito e alimentato la credulità popolare.
Io mi sento profondamente laica e da libera cittadina senza “dogmi e indottrinamenti”, comincio col dirle che non me la sento di chiamarla “padre” e non certamente perchè le hanno inflitto una condanna per stupro di nove anni e tre mesi in primo grado, ma perchè, come le ho appena detto, mi sento profondamente laica e dunque con lealtà e laicità le dico ciò che penso, di lei, della sua violenza verbale ancor prima che fisica, del suo tradimento, si, ha capito bene “TRADIMENTO”, l’ho scritto maiuscolo perchè maiuscolo è il tradimento di chi tradisce, inganna, manca di rispetto al Dio nel quale dice di credere e attraverso il quale predica all’altro da sè come se il proprio predicare fosse verbo incarnato, fatto parola e parla quella parola, quel “verbo” per costringere, per abusare, per accusare, per schernire, per minacciare.
Non me la sento di chiamarla “padre”, di padre io ne ho uno soltanto e non si crede certo Dio in terra, nè parla ad altri in luogo suo, pertanto con l’educazione che mi porto appresso e che mio padre insieme a mia madre mi hanno donato, mi rivolgerò a lei dandole del “signor Bisceglia”.
A lungo ho ascoltato le sue arringhe, sono anni che sento parlare solo lei, la gente le sta intorno e lei si “galvanizza”, gli ultras (di cui lei è stato “capo”) la “osannano” e lei si crede immortale, dio in terra, si dice così, vero ?
La sua vita è fatta di “maschile” e non certo di “umano”, lo si evince dalla violenza delle sue parole, dalle sue minacce, dalla leggerezza con la quale ha sempre trattato il caso gravissimo che la vede protagonista del peggiore dei misfatti, non solo in terra ma anche in cielo, al cospetto del suo Dio. Violentare una o più donne significa non solo penetrare la carne, ma oltraggiare la “madre”, colei che potenzialmente è generatrice. Chiunque violenti una donna dovrebbe sentirsi oltre che uno sporco criminale anche uno schifoso praticante d’incesto.
Lei che si dichiara Francescano e che dice di vivere di “Provvidenza” ha doppiamente offeso il suo Dio. Non voglio citare alcun atto processuale anche se in base ad essi già pesa su di lei una dura condanna in primo grado, ma so che la giustizia è ancora lunga e certamente le tenterà tutte per capovolgere il “verdetto”, quel che desidero dirle è che in qualunque modo andrà, lei ha comunque perso, ha mosso violenza non solo verso la suora (sono anni che la insulta), ma ha fatto violenza a tutte noi donne e a tutti gli uomini della sua comunità.
Ha sparso odio e invettive, s’è vantato di conoscere giudici, magistrati, giornalisti e finanche mafiosi (non m’invento nulla, sono le sue parole pronunciate nel 2006), ha, in tal modo, provato a intimorire la sua vittima, la comunità che le sta intorno, le donne e gli uomini che tanto la venerano. Possibile che non le sia mai venuto in mente che la vicinanza di taluni sia dovuta ad uno “scambio di favori”, possibile che non le è passato per la testa che chiedere ad una donna, ad una sua “sorella”, al telefono, se dorme nuda, sia un tantino “audace” per un uomo che indossa l’abito talare ? Persino il dott. Stefano Dodaro, capo della squadra mobile di Cosenza, ha compreso dalle intercettazioni che, nella migliore delle ipotesi, lei, signor Bisceglia detto “padre” non si comporta come ci si aspetterebbe da un francescano.
Lei dunque non solo tradisce il suo Dio, ma tradisce anche il suo ordine, l’ordine francescano che per antonomasia è un ordine che pratica la vita povera, ascetica, mendicante. E questo lo fa da tempo, prima ancora delle violenze carnali (un’altra decina di donne ha dichiarato di aver subito violenza da lei), lo fa perchè la sua vita non è nè ascetica, nè mendicante.
Scriveva Virginia Woolf < Più si invecchia, più si ama l’indecenza…> . Non so se lei conosce il significato del termine “indecenza”, probabilmente no dal momento che da tempo il suo atteggiamento non solo assomiglia ad essa ma se ne nutre, è evidente altresì che ciò che le manca in verità e coraggio, lei è riuscito a compensarlo con la violenza, verbale e fisica.
Mi dica ora, se vuole, come ci si sente ad essere giudicati ?
Che fa allora, me la dà l’assoluzione ?

Dottoressa Anna Pascuzzo””

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