fonti storiche della misoginia: Elena

                                            << Allora

fra questo campo e quello Ettor sì disse:

Troiani, Achivi dal mio labbro udite

ciò che parla Alessandro, esso per cui

fra noi surta ed accesa è tanta guerra.

Egli vuol che dé Teucri e degli Achei

quete stian l’armi, e sia da solo a solo

col bellicoso Menelao decisa

d’Elena la querela, e in un di quanta

ricchezza le pertien. Quegli dé due

che rimarrassi vincitor, si prenda

la bella donna, e in sua magion l’adduca

col tutto che possiede: e sia tra noi

con saldi patti l’amnistà giurata.

Disse; e tutti ammuìr. Ma non già muto

si restò Menelao, che doloroso,

Me pur, gridava, me pur udite,

ché il primo offeso mi son io. >>

Omero, Iliade, libro III 109-133, nella trad. di Vincenzo Monti

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<< Forse nessun personaggio del mito o di una storia persa nelle nebbie del tempo è stato tanto calunniato e frainteso quanto Elena di Troia. Forse nessun personaggio del mito o della storia ha subito una riduzione così drastica a uno stereotipo che ne liquida la complessità con un epiteto offensivo o con un’alzata di spalle allusiva.

Con lei si è compiuto l’errore culturale della estrema esemplificazione e il pregiudizio si adatta ai paradigmi mentali del tempo che varia. Elena di Troia diviene la catalizzatrice di tutte le misoginie, modello di tutte le adultere, persino di tutte le donne, potenziali colpevoli se nella loro vita arriva un Paride. Diviene un vero e proprio archetipo, come tale, muove nuclei inconsci e attiva problematiche subliminali che attengono più agli accusatori che all’accusata. Di Elena di Troia rimane solo la bellezza e la propensione al tradimento, quasi a indicare una relazione ineluttabile fra queste due dimensioni. […]

Elena creatura perfetta e perfetto capro espiatorio, Elena strumento politico, etico e persino religioso. […]

In Laconia, la sua terra, Elena era Potnia, la Signora, signora della casa e del regno e insieme detentrice dei poteri della Grande Madre, era erede del potere regale che passava allo sposo, “creatrice di re” in un diritto che recava ancora tracce dell’antico matriarcato. Era dea della vegetazione, dea della fertilità, della giovinezza e dell’attrazione d’amore […] I tempi in cui si scrisse di Elena non potevano accettare una donna così. >> Elda Fossi, Elena – solo per amore, Moretti & Vitali ed., 2013

Qualche giorno addietro, a proposito di donne impropriamente chiamate Medea, mi era venuto in mente che ci sarebbe da aprire un lungo discorso (che potrebbe sfociare in un vero e proprio studio!) sulle fonti storiche/storiografiche della misoginia, parola che ho l’impressione venga sempre più spesso sostituita con un “sessismo”. Mi auguro che qualcuna/o, come ad esempio loro , vorrà rilanciare! 

<< Quando cominciarono a discutere sul rapporto tra colpa e volontà, i Greci lo fecero pensando ad Elena >> Eva Cantarella (Storica Nationale geographic Elena divina adultera, 2009) – ma questa è un’altra storia (o forse no)!

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