“Fa’ qualcosa di femminista!”

Da un poco di tempo, sui giornali e sui social, si fa riferimento a presupposti progressi dell’umanità in riferimento all’avanzata di alcune donne al potere, che potrebbero guadagnare incarichi prestigiosi o prestigiosissimi. Il guadagno derivante dalla loro presenza sarebbe, per alcune/i, sia un guadagno per il genere che per l’umanità. In verità, io mi sento un po’ come Nanni Moretti in Aprile, quando trovandosi a guardare un programma politico in televisione, si tortura angosciato implorando allo schermo: “D’Alema dì  qualcosa di sinistra, dì una cosa anche non di sinistra: di civiltà!”. Ecco, mi sento esattamente nello stesso modo, mentre leggo articoli e imploro ad esempio Virginia Raggi:  “Raggi, di’ qualcosa di femminista, di’ una cosa anche non femminista: di civiltà! Come ad esempio che da sindaca di Roma finanzierai i centri antiviolenza anziché lasciarli morire, perché i problemi non sono ben altri (tipo i lampioni che non funzionano e la ridistribuzione strategica di polizia e carabinieri)>>. Ovviamente neppure l’altro candidato per Roma, Giachetti, si è preso la briga di dire una cosa di questo tipo (e infatti non voterei neppure lui, per questo ed altro). Ma la domanda che rivolgo a me stessa è molto semplice: perché mai dovrei esultare per una donna al potere quando la sua politica, esattamente come quella degli  uomini che l’hanno preceduta, non si avvicina al mio ideale di “amministratore illuminato/a”? Perché finalmente qualcuna farà da apripista ad altre donne che decideranno e riusciranno a gestire scaltramente il potere sulla scia di un modello che contrasto alla radice? E non c’è neppure bisogno di tirare in ballo Gelmini, Moratti e Fornero, perché purtroppo abbiamo ampia esperienza anche di altro, ossia dei proclami di donne che hanno utilizzato il femminismo come un brand per racimolare consensi utili (a se stesse). Quindi, la mia preghiera non è più tanto “Di’ qualcosa di femminista” ma “Fa’ qualcosa di femminista”, che le parole si perdono nel vento.


1455876015-hillary-bambinaSenza bisogno di scomodare Angela Davis, che ha spiegato assieme ad altre attiviste/i afroamericane i motivi per cui non appoggerà Hillary Clinton,
 Chanelle Adams* lo scorso febbraio su BGD, scriveva un articolo dal titolo “Sono una giovane femminista e non posso votare per Hillary”, in cui raccontava i motivi che orientano la sua scelta. Adams spiega come l’amministrazione Clinton sia stata estremamente anti-nera. Come ragazza lesbica cresciuta negli anni ’90 da una madre bianca single che ha fatto più lavori contemporaneamente e un padre nero incarcerato, conosce sulla sua pelle quanto le politiche dei Clinton abbiano attivamente giocato un ruolo negativo nella sua vita e in quella di molti altri/e. Nota bene, dice Adams: Bill Clinton conquistò la Casa Bianca per il suo duro programma sul crimine ( più poliziotti nelle strade e più persone dietro le sbarre, con 10 miliardi di dollari stanziati per la costruzione di prigioni federali) e aggiunge che sebbene si possa argomentare che tutto ciò sia accaduto durante l’amministrazione di Bill e non quella di Hillary, Hillary stessa abbia chiaramente giocato un ruolo attivo durante la presidenza di Bill. Hillary, racconta Adams,  ha supportato molte delle politiche razziste di suo marito e, nonostante il programma di Hillary sul supporto alle famiglie alle donne e ai bambini, la riforma Clinton del welfare ha colpito sproporzionatamente le donne e i bambini di colore, giacché i rigidi prerequisiti del programma hanno escluso molta gente povera da qualsiasi tipo di assistenza. L’idea dei Clinton era molto simile alla filosofia di Ronald Reagan, cioè che la povertà poteva finire limitando chi si qualificava come povero abbastanza da ricevere il welfare, anziché cambiando le condizioni che creavano e mantenevano la povertà. In altre parole, Hillary ha partecipato alla punizione di gente colpevole di essere povera e  non si è mai scusata per aver svenduto le donne lavoratrici . Anche se Hillary ha detto agli elettori che devono confrontarsi con “faziosità e pregiudizi radicati” , secondo Adams, “ha fallito nel rispondere pubblicamente della sua lunga storia di discriminazione contro i neri e di misoginia. Ed è proprio il razzismo contro i neri di Hillary che la rende una sostenitrice ipocrita dell’uguaglianza e incapace di porre fine all’era dell’incarcerazione di massa”. Scrive Adams:

<<Piuttosto che prendersi la responsabilità per uno qualsiasi di questi grandi problemi, Hillary continua a tentare di conquistarsi il voto dei neri ballando da Ellen Degeneres e utilizzando la parola “intersezionale” su Twitter. Sta disperatamente tentando di provare che è d’accordo con la gente nera in tutti i modi più sbagliati, e continua a rivelarsi priva di tatto. L’abbiamo notato quando ha rimesso Rosa Parks in fondo al bus nel suo logo e abbiamo riso consapevoli quando ha cambiato la sua bio di Twitter in “incrinatrice di tetti di vetro” (glass ceiling cracker, n.d.T.), che è qualcosa che ha senso dire solo se sei una femminista bianca della prima ora la cui comprensione dell’uguaglianza si limita al gap di genere degli stipendi. Il programma di femminista bianca sui diritti delle donne di Hillary non ha neanche provato a piacere alle persone omosessuali di colore in qualsiasi modo sostanziale, poiché, come ha mostrato agli attivisti di Black Lives Matter, lei non ha alcun interesse ad ascoltare le voci marginalizzate. Il supporto di Hillary per i diritti LGB è stato solo uno sviluppo recente, dopo che far passare l’uguaglianza del matrimonio è diventato inevitabile e necessario per il programma Democratico. Ha mostrato supporto ai transessuali solo dopo che Joe Biden l’ha tirato in ballo durante un discorso, quando si mormorava che fosse in lizza per la presidenza, il che significava che lui era una potenziale minaccia alla sua campagna. Nonostante le mie esperienze, c’è stata un’ondata di femministe bianche che mi dicono che sono troppo dura nel criticare Hillary Clinton. Il loro punto unificante è che le donne nere dovrebbero supportare la campagna di Hillary perchè è una donna. Anche se l’idea di un primo presidente donna mi ispira, ho ragioni molto reali per non volere Hillary come mio presidente. La versione di Hillary di un femminismo Lean In imprenditoriale, eterosessuale e bianco non è il mio femminismo. Incarcerare la mia famiglia in prigioni e povertà non è il mio femminismo. Non voterò per una auto-proclamatasi “incrinatrice di tetti di vetro”>>.

Nel mio microcosmo, di cose del genere ne ho una certa esperienza. Nel 2014 a Catanzaro, in occasione della presentazione del libro  Sovrane (il Saggiatore ed.2013) di Annarosa Buttarelli  fu invitata a prendere parola, assieme ad altre donne che avevano una certa esperienza nell’amministrazione della cosa pubblica, Wanda Ferro, già presidente della provincia di Catanzaro e all’epoca in corsa da poco alla presidenza della Regione Calabria, con un comunicato stampa in cui diceva <<[…] alle donne chiederò non una mobilitazione “di genere”, ma le inviterò alla presa di coscienza di un mondo, quello femminile, da sempre fondamentale per il futuro della società e delle famiglie.>>. In occasione della presentazione di Sovrane, diceva l’invito, sarebbe stata presentata la mostra “Lampedusa porta della vita”. Non ebbi il fegato di andare a sentire gli interventi, so solamente che contestualmente a questo evento, Ferro andò a sfilare a Reggio Calabria a fianco di Giorgia Meloni, in una manifestazione che sostanzialmente era contro i migranti. Di quale autorità femminile al potere, dunque, stiamo parlando? Di quale coerenza? Di quale guadagno per l’umanità e il genere? Questa, ovviamente, non era il primo scivolone di Wanda, se di scivolone si possa mai parlare come hanno fatto alcune. Ora, senza voler sminuire l’operato di Wanda, che ha avuto la capacità di tessere relazioni tra donne in ogni dove, tanto da garantirsi una bella intervista sulla rivista di Via Dogana (n.110 settembre 2014), le peggiori scuffie penso di averle prese da quelle che si proclamavano di sinistra/femministe. Ma di queste ultime si tende a non parlare, per una forma di falso pudore o peggio ancora.Invece, per uscire dal pantano, se ne dovrebbe parlare eccome. 

32477-1300477545-26In breve: e sì che ci sono tanti femminismi, ma il “femminismo neoliberista”, per quanto mi riguarda, non è altro che una contraddizione in termini: senza badare alle intersezioni di classe-sesso-razza-genere, i femminismi abdicano a se stessi. Senza pensare al welfare, ai possibili effetti devastanti della mancanza di lavoro delle donne, del loro essere sottostimate e sottopagate, senza pensare all’infanzia, alle violenze su donne e bambini, alla crudeltà nei confronti di migranti o di chi nasce, vive e cresce in Italia ma ha la pelle marrone quindi cacchi suoi, senza badare alle discriminazioni nei confronti di persone dello stesso che si amano e tanto tanto altro ancora: a cosa pensate di potervi appellare? Dunque fatevi pure avanti, signore, e buona fortuna! Ma non in mio nome.

*http://www.blackgirldangerous.org/2016/02/im-a-young-feminist-and-i-cant-vote-for-hillary/

ps la traduzione di parte dell’articolo di Chanelle Adams è a cura di Andrea Morgione.

5 comments

  1. Infatti è quello che pensavo anch’io. Non si spiega, altrimenti, come tanta gente voti per Trump, anche se chi non vota Hillary Clinton per le ragioni che dici, lascia che poi al governo vada Trump, e mi sembra un po’ contraddittorio.

  2. diciamo che alla mia “veneranda” età ignoro i ricatti: ho votato il meno peggio per una vita, dalle ultime regionali non voto più e ti dirò che non voglio ramanzine a riguardo perchè è stata una sensazione molto liberatoria, passo e sto bene così. ps la vedo dura per trump comunque…

  3. quindi non si vota la Clinton perchè non è abbastanza “radical”? e allora godetevi Trump, lui sì che aiuterà i neri e le donne e i poveri! Eccome!

    • ah, guarda: con me questo discorso non attacca proprio. ogni volta che c’è stato da scegliere il meno peggio (tra berlusconi e altr* o tra scopelliti e altr*) io mi sono sempre turata il naso e ho votato altr*, fermo restando che in italia c’è da scegliere tra più candidati (e stando fermo il fatto che alle ultime regionali mi sono potuta concedere il lusso di non votare, perchè tanto era certo che il meno peggio -che faceva schifo – avrebbe trionfato allegramente). ma basta proprio con questa retorica però, vaglielo a fare tu questo discorsetto alle persone di black lives matter, ciao ciao e tanti cari saluti

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