La passione di una figlia ingrata

Ci sono romanzi che riescono  a far parlare agevolmente con se stesse, in profondità e senza filtri. Mi capita di trovarne sempre più di rado. L’ultimo era stato un regalo di una cara amica, la stessa Ale che ringrazio sempre e che mi ha consigliato questo libro bellissimo e necessario: La passione di una figlia ingrata di Saveria Chemotti.20150708_011012

La passione cui fa riferimento il titolo è la via crucis, un percorso fatto di sofferenza e amore, che conduce una figlia a dire addio ad una madre malata che, nel mentre perde progressivamente la memoria, lacera da sé pezzi di ricordi, affidandoglieli. Ma  è soprattutto un percorso che porta una figlia  a comprendere finalmente la madre, la sua vita, a sentirsi più che mai vicina a lei, ad arrivare a lei e a far chiarezza su affetti e relazioni familiari, con una nonna che l’ha cresciuta e con l’altra nonna grande assente. Un percorso, questo, che  se toglie sofferenze  ne aggiunge necessariamente altre.

<<[…] Con un abile colpo di teatro mi zittisce stracciando le mie ipotesi sulla nostra distanza. La sua vita salta fuori tutta intera da questa scatola, senza paludamenti. Il suo silenzio pudico del passato si è incarnato nelle parole che oggi demoliscono la mia spavalderia e alimentano la mia corsa verso di lei e i miei sensi di colpa.[…]>> [S.C.]

Madri che raccontano poco o nulla, avare di informazioni su se stesse e sulla propria vita, madri di cui tocca decifrare silenzi, mezze parole, fatiche, sofferenze e finanche gioie. Madri orgogliose e protettive, che dicono di tutto pur di non dire niente, che giammai turberebbero con i loro patimenti l’apparente serenità di figlie perennemente bambine. Perché mai  turbarle? E poi: queste figlie che danno per scontato tutto di loro (e le danno per scontate) vogliono davvero sapere? Sono davvero disponibili a capire? Alle madri, si sa, non si perdona nulla.

<<Mamma/ ti scrivo/ sono sola e / ridammi il mio corpo>> Susan Griffin

Forse, per arrivare alla madre, a volte è necessario un percorso fatto di linee spezzate, di baricentri spostati e riassestati, di giuste distanze e riavvicinamenti, che finira’ per essere la rappresentazione di quella relazione fondante, unica e non replicabile della nostra vita.

Avere cognizione di quanto di autobiografico sia stato mescolato all’invenzione letteraria diventa irrilevante: qui il racconto si  trasforma in materia viva e pulsante, solida, in un gesto d’amore che è la cifra per dipanare un groviglio che riguarda generazioni diverse di donne ma si proietta, amplificandosi, tra donne della stessa generazione.

Quanto, delle scelte di vita delle altre, siamo disposte a comprendere, a non giudicare (e per chi proprio non ci riesce) a perdonare? Quanto siamo disposte a perdonare a noi stesse?

Ho una cartografia degli affetti e una storia personale molto diversa da quella narrata, eppure l’autrice riesce abilmente, con la sua scrittura, a scalfire la superficie ruvida degli eventi e a prendermi per mano mentre ci tuffiamo assieme in quello che potrebbe sembrare un abisso scuro e senza fondo ma che per magia, alla fine, mi pare un lago calmo e limpido.

La passione di una figlia ingrata è un libro prezioso: riesce in qualche modo a far risuonare tra le sue pagine echi della propria storia e a far venire voglia di raccontare. Perfino a me, che ho un figlio maschio e sono una di quelle madri che  avrebbe bisogno di una scatola rossa bella grande da riempire con i propri pezzi di vita.

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Leggi Agata (e la tempesta)

7 comments

  1. […] Dal blog SUD DE-GENERE  di Doriana Righini: “Ci sono romanzi che riescono  a far parlare agevolmente con se stesse, in profondità e senza filtri. Mi capita di trovarne sempre più di rado. L’ultimo era stato un regalo di una cara amica, la stessa Ale che ringrazio sempre e che mi ha consigliato questo libro bellissimo e necessario: La passione di una figlia ingrata di Saveria Chemotti. La passione cui fa riferimento il titolo è la via crucis, un percorso fatto di sofferenza e amore, che conduce una figlia a dire addio ad una madre malata che, nel mentre perde progressivamente la memoria, lacera da sé pezzi di ricordi, affidandoglieli. Ma  è soprattutto un percorso che porta una figlia  a comprendere finalmente la madre, la sua vita, a sentirsi più che mai vicina a lei, ad arrivare a lei e a far chiarezza su affetti e relazioni familiari, con una nonna che l’ha cresciuta e con l’altra nonna grande assente. Un percorso, questo, che  se toglie sofferenze  ne aggiunge necessariamente altre”. LEGGI TUTTO […]

  2. […] La passione di una figlia ingrata di Saveria Chemotti e La regina nel bosco di Neil Gaiman, due libri molto diversi tra loro ma connotati da alcune peculiarità che ne fanno materia viva, potente ed indimenticabile. Spiazzano per ricollocare nella giusta prospettiva, risuonano in profondità, in essi i nomi non contano ma ogni cosa è nominata con contezza, racchiudono un grande auspicio a generazioni di donne, a bambine e bambini: che possano sempre riuscire a farsi forza a partire da sé, che riescano a scegliere la propria strada in maniera consapevole e libera e che facciano buon uso di una scatola rossa, perché ricordare e raccontare sono sempre un buon inizio. […]

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