stregata

Leggo  di un incontro cittadino, di un paio di giorni addietro, per “un patto per la democrazia paritaria”, che ha visto la partecipazione di rappresentanti della Fidapa Catanzaro; Fidapa Cosenza; Mediterranea Media; Comitato Pari Opportunità Ordine degli Avvocati Catanzaro; Associazione Mogli Medici Italiani; Soroptimist; Commissione Provinciale Pari Opportunità Catanzaro; Associazione Adisco, e di altre donne certamente autorevoli (a chi interessa, la notizia continua qui, altrimenti salta giù —–> a Jean Tepperman).

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(al centro della foto, in bianco, Marisa Fagà e alla sua dx Wanda Ferro)

STREGA (1969) di JEAN TEPPERMAN
Mi dicevano
è meglio se sorridi a bocca chiusa.
Mi dicevano è
meglio se ti tagli i capelli lunghi,
così crespi,
sembri ebrea.
Mi zittivano nei ristoranti
guardandosi intorno
mentre gli specchi sopra il tavolo
riverberavano beffardi in infiniti
riflessi un volto rozzo, squadrato.
Mi chiedevano perchè
quando cantavo per le strade.
Loro alti, grandi al tè
coi loro modi melliflui, didattici
io con gli occhi sul piattino
che cercavo di nascondere la bomba
a mano nella tasca dei calzoni,
e mi rannicchiavo dietro il pianoforte.
Mi deridevano con riviste
piene di seni e merletti, contenti come pasque
quando il primogenito del dottore
sposava una ragazza tranquilla e carina.
Mi raccontavano storie
di signore eleganti e sportive
e le loro diverse carriere.
Mi svegliavo la notte
con la paura di morire.
Costruivano schermi e divisori
per nascondere il desiderio
non bello a vedersi
a sedici anni
inesperta disperata
mi abbottonarono dentro vestiti
a fiori rosa.
Aspettavano che io finissi
per riprendere la conversazione.
Sono stata invisibile,
strana e soprannaturale.
Voglio il mio vestito nero.
Voglio che i capelli
mi si arriccino selvaggi.
Voglio riprendere la scopa
dall’armadio dove l’ho rinchiusa.
Stanotte incontrerò le mie sorelle
nel cimitero.
A mezzanotte
se ti fermi al semaforo
nel traffico umido della città,
guarda se ci vedi contro la luna.
Noi gridiamo,
noi voliamo,
noi ricordiamo e non smetteremo.

da «Ascolta: questa voce non può essere perduta». Poesia Femminista. Casa della donna, Pisa 27 marzo 2004

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