Sugli studi di genere, in Calabria e in Italia

A proposito della chiusura di un modulo di studi di genere – di cui mi ha anche scritto Vincenza Perilli -, di una interrogazione parlamentare  –di cui con le compagne abbiamo appreso da un giornale

Condivido dal Centro di Women’s Studies “Milly Villa” 

Sugli studi di genere, in Calabria e in Italia

Da oltre tre anni le reti degli Studi di Genere in Italia si confrontano con le fortissime preoccupazioni sollevate dalle recenti riforme universitarie, individuando in esse una specifica minaccia alla presenza di questi studi nell’università italiana e una più generale minaccia alla tenuta del carattere pubblico del nostro sistema di insegnamento. La difficile situazione delle istituzioni universitarie italiane, esposte a politiche dissennate di tagli, ‘razionalizzazioni’ e ‘snellimento’ dell’offerta formativa, continua a penalizzare e indebolire saperi e discipline portatrici di capacità critica e riflessiva rispetto all’ordine esistente.

II Centro di Women’s Studies “Milly Villa” porta impressa nella sua stessa storia l’impronta del lungo e ricchissimo percorso che ha caratterizzato il nascere degli “Studi delle Donne” in Italia, e il segno specifico della straordinaria esperienza di Nosside – nata nell’ateneo calabrese nella seconda metà degli anni 80 – e della presenza di pensatrici come Anna Rossi Doria e Renate Siebert. Il Centro ha trovato lo spazio per nascere, nel 1996 – terzo centro di Women’s Studies in Italia – grazie alla forza di una mobilitazione che in Europa ha portato alla costituzione delle reti tematiche di Women’s Studies e in Italia al costituirsi di un forte tessuto organizzativo e relazionale tra studiose a livello nazionale.

L’Università della Calabria ha visto in questi anni il consolidarsi di numerosi corsi di studi di genere presenti in tre facoltà (Lettere, Economia, Scienze politiche) – alcuni con carattere obbligatorio per gli/le studenti – di master e corsi di specializzazione, un indirizzo di women’s studies nel dottorato di filosofia, un’importante e articolata attività di ricerca a livello nazionale e internazionale; e l’esperienza davvero sorprendente dei corsi “Donne, Politica Istituzioni” che hanno coinvolto, in questi ultimi otto anni, oltre 700 giovani e meno giovani donne. Queste azioni, e altre ancora, hanno riposizionato lo stesso approccio del Centro agli studi di genere in un’ottica di nuovi diritti, contribuendo a creare un clima di contrasto, a titolo esemplificativo, contro i fenomeni dell’omofobia e della trans fobia.

E’ fondamentale sottolineare che la forza e l’importanza di questa ricchezza affondano le possibilità di esistenza nel percorso di trasformazione epocale della collocazione delle donne, e in particolare delle giovani donne in Calabria. Trasformazione a cui ha contribuito anche la nascita dell’ateneo calabrese all’inizio degli anni 70, consentendo a migliaia di giovani donne di costruire nuovi spazi di formazione, confronto e libertà.

Ci sembra quasi doveroso sottolineare la portata di queste trasformazioni sociali e la ricchezza di un dibattito presente nell’ateneo calabrese, contribuendo a decostruire quella visione “da sempre” ricorrente che tende a svalutare e razzizzare i sud – e la Calabria in particolare – confinandoli in una costruzione discorsiva che li vuole immobili, depauperati, senza storia, stretti dalla morsa del patriarcato e delle cosche. Cosi non è.

Per tutto questo il Centro è particolarmente consapevole della gravità di una situazione che mette in discussione (localmente e a livello nazionale) la visibilità e la tenuta degli studi di genere, e siamo convinte/i che si possa resistere alle scelte imposte, elaborando alternative, valorizzando quello che esiste e resiste, individuando al contempo le debolezze del contesto in cui operiamo.

Denunciamo quindi ogni tentativo di indebolire ulteriormente gli studi di genere, all’Universit della Calabria come altrove. Come Centro ci impegneremo nel promuovere il ripristino di corsi non pi attivati (a partire dalla prossima programmazione didattica), nel rafforzamento dei corsi esistenti nell’ampliamento dell’offerta formativa su tematiche di genere in altri corsi di laurea. Siamo convinte/i ch la diffusione di una prospettiva di genere negli orientamenti della didattica, della ricerca e della formazion sia uno strumento irrinunciabile contro il tentativo di dominare gli esseri umani lungo linee di ‘razza’ classe, sesso, orientamento sessuale. Pensiamo che solo creando reti di relazione tra persone e luogh diversi possa attivarsi quella conoscenza che sostituisce il pregiudizio.

Auspichiamo la ripresa del dibattito nazionale sulla situazione degli studi di genere in Italia, pe avere un quadro complessivo dei punti di forza e di debolezza, e con la finalità di rinnovare un forza comune di risposta.

Per contatti:
Centro Interdipartimentale di Women’s Studies “Milly Villa” – Università della Calabria
c/o Dipartimento di Scienze Politiche e sociali
0984-492573/66; 3401551067
centro@women-unical.it
http://www.women-unical.it

_QUI il pdf: Sugli studi di genere, in Calabria e in Italia

[A questo punto non vedo l’ora che venga chiarito a tutt* come sono andata effettivamente le cose]

5 comments

  1. Grazie Doriana di questo contributo alla discussione! Per intanti ho segnalato su twitter ma vorrei riprenderlo anche in Marginalia appena ne ho il tempo. Pone questioni importanti e sulle quali vale la pena di aprire uno spazio di discussione e confronto tra tutte
    Un abbraccio, intanto!

  2. Grazie a te Vi. Anche io sono convinta che si dovrebbe aprire una discussione seria, non superficiale, nel rispetto della chiarezza e nel rispetto di chi, non da ora, si fa in quattro in contesti non semplici ma neanche da demonizzare.
    Ad esempio, si potrebbe dire -una volta per tutte- che l’Unical ha dato la possibilità concreta,almeno dagli anni ’80,a moltissime ragazze che non potevano permettersi di andare a studiare “fuori” di avere un’istruzione (in alcuni ambiti anche eccellente) ma soprattutto di avere chiara la dimensione dei diritti.
    un bacio

  3. Grazie per aver messo a disposizione questo spazio di confronto. Ne abbiamo bisogno, di confronto. Di approfondimento, di chiarezza, di non essere strumentalizzate nelle nostre idee e nella nostra storia. Abbiamo bisogno di mettere al centro il nostro desiderio di cambiamento, la nostra volontà di trasformare quello che stiamo vivendo. I tagli hanno influito e continuano a infiltrarsi nelle nostre vite e nei nostri percorsi. Da tempo stiamo lottando contro tutto ciò. E lo abbiamo fatto credendo in una alternativa e costruendola. Sono cresciuta nel centro di “Women’s studies Milly Villa” : in questo spazio-tempo abbiamo creduto e lottato affinchè la prospettiva di genere possa essere trasversale a tutti gli ambiti; perché vogliamo una formazione universitaria che abbia cura delle dimensioni di genere in tutti i livelli. Lo abbiamo fatto affinchè chi ama profondamente leggere la realtà attraverso il prisma di genere possa continuare a farlo, perché la memoria sia un bene che si concretizza nella continuità di una trasmissione tra generazioni che crescono insieme. Continuiamo a farlo, caratterizzate da uno stile che è quello della creazione di reti sul territorio, di proposta concreta e di progettazione condivisa di percorsi. Credendo fortemente che la didattica e le ricerche in tutti ambiti e dimensioni degli “studi di genere” possano davvero, se condivisi, attivare meccanismi di trasformazione della realtà e del nostro territorio.

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