Battiato, quando la parola si vendica

Battiato, quando la parola si vendica. di Maria Giovanna Piano

Io ci credo che Battiato non avesse di mira in maniera specifica le donne quando ha fatto la sua infelice sortita. Non ne aveva l’intenzione ed è apparso autenticamente sorpreso per la corale riprovazione.

Pensando di andare sul sicuro, il garbato musicista e neo assessore, è scivolato sulla parola regina del lessico sessista, di cui evidentemente ignora funzionamento e trappole.

La parola “troia”, il cui significato figurato/volgare di “puttana” ha finito per investire persino l’ignara femmina del maiale, la quale ne de detiene in proprio l’innocente significato primario, è entrata, da tempo immemorabile, a far parte dela lingua del disprezzo. Come ben noto, viene usata dagli uomini quale categoria di classificazione/qualificazione delle donne, e spesso e volentieri anche da queste ultime che, in significativo drappello, consapevolmente o meno, fanno la loro parte per mantenere il fregio nel patrimonio vitale dell’umanità. E’ altresì noto che il termine funziona come base metaforica di gran parte delle ingiurie. Tutto ciò il cantautore certamente lo sa, quello che invece gli appare meno chiaro è il fatto che la contundente parola non può avventurarsi troppo, con la sua sessuata autosufficienza, verso gli orizzonti dell’universale. Certo può marcare ambiti diversi dall’originario e mantenervi una certa ipoteca e può consentire temporanei prestiti dal femminile al maschile, il quale non ne viene comunque mai investito in termini sostanziali. Per una violenza fatta al linguaggio la parola cristallizza una brutale sostanzialità destinata in esclusiva alle donne. In mancanza di specificazioni aggiuntive che correggano il tiro, la parola sessista rimane fissata come per ancoraggio ontologico sulle destinatarie originarie. Il dettato storico del sessismo intensifica qui la regola della lingua corrente che impedisce al femminile di rappresentare l’universale. Se il maschile sta anche per il femminile (per effetto di una falsa universalità su cui molto è stato detto), non si dà l’inverso, nè per fortuna le donne lo rivendicano. Pensando di stigmatizzare, more solito, il corrotto e misto universo della politica istituzionale, Battiato è rimasto giocato dalla parola sfuggita dalla chiostra dei suoi denti.

E’ il sessismo bellezza, che a volte genera da sè la propria nemesi.

Maria Giovanna Piano”

E voi, cosa ne pensate?

3 comments

  1. Ciao Maria Giovanna e Buona Pasqua. Io invece no, penso proprio che il Battiato – più che “di mira”, giacché ho l’impressione che parli senza pensare, altro che mira – avesse da sbrodolare fuori la propria paura e il proprio odio per le donne. Basta ascoltare il minuto di intervista sul punto…

  2. è la parola che uso costantemente per certi maschi che non si offendono praticando costantemente e con intenzione la loro arrampicata al potere .
    La stranezza è che questi politici puoi chiamarli :tangentisti, mafiosi, ecc. ma troie no quante code di paglia

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