Aborti a pagamento (tanto rumore per nulla).

(in foto: senza titolo, collage 1935 di Maria Benz – Nusch – da Lea Vergine, L’altra metà dell’avanguardia 1910-1940, il Saggiatore 2005)

Finalmente  (visto che, da mesi, c’erano in giro numerosi dicunt) la notizia è uscita sui mezzi d’informazione:

La Procura della Repubblica di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio del ginecologo Severino Ciaccio, di 66 anni, accusato di concussione.
Il medico, in servizio nell’ospedale ‘Pugliese’ di Catanzaro, si faceva pagare dai 100 ai 120 euro per le visite finalizzate agli aborti. Le indagini della Procura hanno avuto inizio dopo la segnalazione di alcuni pazienti che, dopo aver pagato il denaro, si sono rivolti alla magistratura per denunciare l’accaduto. […] (continua su scirocconews)

Aborti a pagamento “di nuovo”, mi suggerisce Lola , ed in effetti pare che tutte le condizioni siano ormai “propizie”. Solo che non ci servono le mammane, abbiamo a disposizione direttamente medici specializzati, per chi -ovviamente- potrà permetterselo.

A novembre, stanca della scarsità di informazioni provenienti da  Istituzioni e stampa, mi ero interrogata sull’applicazione della  Legge 194 in Calabria e avevo raccolto informazioni a riguardo, scoprendo anche che la pillola abortiva non era presente (e suppongo non lo sia ancora oggi) nel prontuario aziendale  del Pugliese, e quindi non somministrabile, perché non richiesta all’unità operativa farmacologica dai reparti di ginecologia-ostetricia né dell’Ospedale, né dell’Università, il cui reparto è ospitato nella struttura ospedaliera pubblica . Avevo denunciato, attraverso un piccolo dossier su scirocconews, il boicottaggio della ru486 a Catanzaro e in Calabria, cercando di dire che le responsabilità di tutta questa situazione partono dal Governo, passando per la Regione fino agli ospedali calabresi e al personale medico e paramedico e che sono le donne a pagare, come al solito, il prezzo più alto (si scopre che, in alcuni casi, anche soldi). Ma che la situazione nei nostri ospedali è alquanto delicata, per il personale che ci lavora. E sono molto arrabbiata per  tutte le donne sulla salute delle quali si pensa di fare soldi in momenti di  fragilità e di grande bisogno (penso anche alle  donne migranti) , ma sono anche dispiaciuta per tutti quei medici, ginecologhe ed ostetriche che mi sono state vicine-i, ed in maniera incondizionata, nei miei momenti di  difficoltà, con grande professionalità ed anche umanità (e a differenza di come è capitato, in situazioni analoghe, ad amiche che vivono nel nord Italia). Continuo a ritenere il reparto ospedaliero di ginecologia (assieme a quello di neonatologia) un buon reparto, rispetto al trend generale nostrano.

A novembre, la notizia aveva fatto tanto clamore da essere ripresa anche da CalabriaOra , in prima pagina.

Tanto clamore per nulla, direi, visto che nessun partito politico, nessun rappresentante delle Istituzioni, nessuna associazione, nessuna singola persona, ha voluto commentarla, anche solo tramite un comunicato stampa. Arrivarono, invece, centinaia e centinaia di proteste alla redazione di scirocconews per aver pubblicato un dossier  cotanto irrispettoso del sentimento religioso (e non). A Catanzaro, la necessità di bilanciare l’obiezione di coscienza con la responsabilità professionale e con il diritto di ogni donna ad accedere tempestivamente a legittime cure mediche (come d’altronde  tanto altro che riguarda la vita delle donne), non viene presa in considerazione neanche strategicamente,nelle competizioni elettorali (pare che non convenga a nessun*, quando anche se ne ricordano).Solo Carla Rotundo, in un incontro pre-elettorale organizzato da lei lo scorso mese, è stata disponibile a parlare pubblicamente dei numeri della cosiddetta obiezione di coscienza a Catanzaro. Per il resto, silenzio assoluto, figuarsi adesso che l’intera città è concentrata sullo scandalo (noto da tempo immemore) della compra-vendita dei voti, sulle manifestazioni per chiedere “chiarezza e democrazia”, sui grandi interessi economici che ruotano attorno all’amministrazione cittadina e tutto il resto.

Quindi, Calma e gesso, e tutto ritorna alle parole di Vania, che riguardano   “l’unica cosa ritenuta sacrificabile”.

E per buona pace di chi ci vuol marciare , sono laica (a tutto tondo) .

p.s. degno di nota il comunicato stampa diramato da tutti i giornali, nel quale viene scritto che  Le indagini della Procura hanno avuto inizio dopo la segnalazione di alcuni pazienti.

Oh perbacco, ma allora si trattava di uomini “incinti”! 

2 comments

  1. L’obbiezione deve essere abolita, non vuoi fare gli aborti?
    Cazzi tuoi!
    Vai a lavorare dai preti!
    Se ci fosse una legge che vieta l’assunzione dei medici obbiettori negli ospedali pubblici, il problema sarebbe risolto alla radice: vuoi lavorare? Fai anche gli aborti!
    La stessa cosa vale anche per infermieri e os, Non vuoi assistere le donne che abortiscono, vai a lavorare altrove!
    Problema risolto!
    Poi le farmacie con i farmacisti obbiettori andrebbero segnalate con un bel cartello fuori, per legge, quindi boicottate!

    • diciamo che quella che chiamano “obiezione di coscienza” dovrebbe essere quantomeno bilanciata per garantire la libertà di scelta e la salute delle donne. (in linea di massima ho sempre pensato che l’odontoiatria, per alcuni-e, sarebbe preferibile)

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