“Calma e gesso”.

Ho conosciuto Vania Chiurlotto lo scorso anno, ad una delle numerose riunioni precongressuali che si sono tenute all’UDI. Non avevo idea di chi fosse, ma che era una donna molto autorevole l’ho capito subito, da quello che diceva, dal suo modo di dire le cose e da come riusciva a catalizzare l’attenzione di tutte con poche e calibrate parole. Non mi sono stupita più di tanto quando, tornata a Catanzaro, uomini e donne alle quali raccontavo del mio viaggio e di chi avevo avuto modo di ascoltare, mi dicevano “Vania? Ma guarda tu! ho ancora documenti originali con la sua firma! “, “Vania? quando veniva a Catanzaro – e ci capitava spesso – c’era sempre un sacco di gente ad ascoltarla “. E si è divertita Anna Maria Longo, quando le ho raccontato di aver conosciuto una delle donne alle quali, in Pensieri leggeri -Lamore e la politica, aveva espresso riconoscimento e gratitudine per averla fatta schiudere “dal bozzolo e fatto volare”.

*  *  *

L’ Appello, promosso da Snoq, contro la violenza di genere firmato in gran massa e senza distinzione di schieramento partitico; poi la  marcia su Roma  (anche questa “bipartisan”), e Snoq che si fa sentire con un poco di ritardo e attraverso i comitati territoriali (non tramite il comitato promotore nazionale. L’UDI mi sa che, ad oggi, non si è fatta sentire per nulla); e poi  quello che non abbiamo e uomini e donne che non vedono l’ora di accendere la tv per ascoltare verità rivelate, senza accorgersi che  tutto viene appiattito su un falso neutro che è invece  maschile, e dovrebbe in un certo senso mortificarci.

Tutte queste cose mi fanno venire in mente l’espressione di Vania mentre parla al XV Congresso, le sue parole, come monito perenne. Cosa c’entrano le sue parole, visto che sono state pronunciate in un contesto ed in una situazione ben precise? Basta ascoltarla. “Calma e gesso. Stiamoci attente”

 

[…] Comunque, mi preme prendere questo esempio per ricordare anche che […] si è laiche nei confronti di qualunque apparato ideologico che mortifichi la nostra capacità di pensare. Sulla questione della titolarità […] le donne hanno una lunga esperienza di questo, un’esperienza di serie B, […] Titolarità vuol dire Titolarità di Sè, delle proprie scelte, della propria gestione di vita, significa avere l’autorità del proprio desiderio, questa è la Titolarità. Se una è titolare di sè ed ha l’autorità del proprio desiderio, non c’è nessuna regola statutaria che gliela possa togliere.

[…] Si muovono molte cose sotto i cieli più bassi della nostra politica nazionale – più bassi nel senso di meno globali – e cioè si aprono le anse, cartelli, possibilità etc. Ora, io non vorrei che in nome del fatto che ci sono principi intangibili che interessano una certa fetta della società italiana, e che bisogna andare d’accordo con chi agita questi principi, valori , etc, si mettessero d’accordo su tutto, soprattutto sulla spartizione del potere, alle spalle di che cosa? Dell’unica cosa che loro pensano sempre che sia sacrificabile: cioè l’autodeterminazione e la libertà delle donne. Stiamoci attente.

3 comments

  1. “si è laiche nei confronti di qualunque apparato ideologico che mortifichi la nostra capacità di pensare”..queste parole che sarebbe bello fossero ascoltate da tante tante donne, le scriverò su un foglio per rileggerle spesso

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