Una donna come sindaco, a Catanzaro (3, la mia opinione).

La mia risposta su Scirocconews

“” Franca Fortunato, sul Quotidiano della Calabria dell’8 gennaio,  ha pubblicato un appello dal titolo “Donne di Catanzaro abbiate più coraggio” nel quale scrive: “Si lavori tutte, dunque, al di là dei partiti e degli schieramenti, per una candidata a sindaca, scelta dalle donne, che vada a governare non da sola, o perché voluta e sostenuta dagli uomini, ma insieme ad altre, nel riconoscimento e nella relazione con le donne di questa città”. Il messaggio racchiuso in questo passaggio è, in sostanza, quanto avevamo sentito dire di recente ad Anna Maria Longo in occasione della conferenza stampa di presentazione del suo Pensieri leggeri. L’amore, la politica.

Ma soprattutto è quanto ci saremmo auspicate, assieme ad altre donne, nella scorsa tornata elettorale. Pur non essendoci stata alcuna candidata a sindaco, ci siamo esposte in prima persona al di fuori di ogni schieramento politico, prima tramite una proposta di incontro alle donne della città, per avviare una discussione riguardante i nostri problemi di vita a Catanzaro ed alle politiche di genere ritenute necessarie per risolverli; poi attraverso una proposta di confronto pubblico tra i candidati a sindaco di Catanzaro per discutere con loro delle nostre proposte e richieste specifiche.

Il lavoro è stato, per alcune di noi, intenso ed entusiasmante. Volevamo agire da protagoniste nel ripensamento urgente della cultura della città e valorizzare le donne. Rivendicavamo nuove modalità di ascolto, volevamo farci forza a partire dalle differenze di ciascuna puntando sulla pluralità e sulla potenza del “fare rete”, al di fuori di partiti e schieramenti politici. Com’è andata è ormai, per noi, storia.

Vorremmo solamente ricordare che alcune delle nostre richieste erano a “costo zero”,  come ad esempio la attivazione di strumenti di democrazia paritaria ed un formale impegno, da parte di chi si proponeva di amministrare la città,  ad aprire un tavolo istituzionale consultivo con il mondo femminile della città rappresentato dalle associazioni e dalla Rete delle donne, aperta a tutte. Eppure queste sono state le proposte prese meno in considerazione, cosa che ha rafforzato la nostra opinione di fondo: e cioè che, ove mai  gli elettori e le elettrici di Catanzaro fossero pronti a scommettere sulle donne, la classe politica nostrana, tutta, non lo è  assolutamente. Al contrario la riteniamo completamente inadeguata e/o arretrata culturalmente. Inadeguata ad affrontare i più elementari problemi di democrazia e civiltà come anche  corruzione e  criminalità.

Per ritornare all’appello di Franca Fortunato, riteniamo che la politica dei partiti si autoalimenti di un sistema di potere basato sullo scambio che di fatto  esclude le donne salvo accusarle della loro stessa esclusione. Non crediamo sia una questione di “coraggio” da parte delle donne nel farsi avanti o meno, al contrario ci potremmo chiedere, ad esempio, come mai nella scorsa tornata elettorale i partiti di centro sinistra per dare, a detta loro, un “segnale di rottura” hanno preferito far rientrare a Catanzaro Salvatore Scalzo, giovane e uomo, piuttosto che candidare una delle tante donne che da anni si impegnano nella città.

Certo, proprio adesso che le elezioni politiche nazionali si avvicinano, che la città è quasi allo sfascio e sommersa dai rifiuti e dai mille problemi, la candidatura di una donna sarebbe una comoda via d’uscita per molti. Perciò, se una o meglio più candidate a sindaco, non solo ci farebbero molto piacere ma rappresenterebbero un gesto rivoluzionario per una città come Catanzaro, oggi questa ipotesi avrebbe forse il retrogusto dell’ennesimo sacrificio che si chiede alle donne per salvare la “patria”(e il fondoschiena di chi a sacrificarsi non ci pensa per nulla ).

Crediamo inoltre,  fermamente, come viene ricordato qui,  che «un corpo di donna non garantisce un pensiero di donna. […]Un pensiero di donna può nascere solo dalla coscienza della necessità delle altre donne. Questo pensiero è un prodotto di relazione. Se si riesce a comprendere questo tutto il resto è strategia, anche l’appartenenza ad un partito politico» (Alessandra Bocchetti, Sottosopra, 1987).

E che, come sostiene L. Irigaray, “le lentezze della Storia e il ritardo delle donne a potervisi iscrivere non sono più argomenti da invocare senza prudenza” anche perché alcune donne utilizzano strategie di potere ben concertate non sempre a vantaggio delle altre donne che anzi servono loro da alibi per il raggiungimento esclusivo di obiettivi personali e poco nobili.

Una vera rivoluzione, per come invocata da molte, potrà avere inizio solamente attraverso la valorizzazione delle relazioni tra donne e attraverso il riconoscimento di un’autorevolezza femminile tutta da costruire tramite l’ascolto ed il confronto con le altre. Un’autorevolezza ben lontana dalla politica dello scambio, da sempre tratto distintivo della politica dei partiti.

Da qui si deve cominciare, se si vuole esprimere un’intenzione reale e non un volere superficiale. Dalla ricerca di quanto ci accomuna, che siamo convinte sia molto, senza sottrarci all’incontro ed al confronto per vecchi livori o per incapacità di focalizzare gli obiettivi comuni. Ciascuna a partire da sé. Iniziare a tessere relazioni e a valorizzare differenze, già questo sarebbe un ottimo inizio. Chi se ne vuole fare carico? “”

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