Il dottor Narciso Vaffa e le sue donne.

“”[…] Il libro che nasce da un socialnetwork e da una nuova sorellanza.
 è in uscita, in tutta Italia, edito da Gox edizioni, un’opera dal titolo ironico e intrigante “il dott. Narciso Vaffa e le sue donne”. Si tratta di una raccolta di racconti brevi, scritti da donne, spesso tra loro sconosciute, che si sono ritrovate, in un gruppo di Facebook, a parlare di uomini “narcisi”.Poteva essere un’occasione di lamentele e di recriminazioni e, invece, è diventato un luogo in cui rispolverare concetti desueti, come la sorellanza, la solidarietà, l’ironia.Donne di tutte le età e di ogni provenienza si sono scambiate opinioni ed emozioni, dando vita a questo gioiellino.
La prematura ed improvvisa scomparsa di uno dei membri del gruppo, Eleonora Amato, cui l’opera à dedicata, ha fatto da collante all’iniziativa che, da gioco è diventata sempre più credibile, fino a giungere alla pubblicazione del libro.[…]””

Per gentile concessione dell’autrice, di seguito il racconto di Anna Pascuzzo:

“”Sembro un microbo davanti a quest’enorme ciotola d’insalata, ho imparato a farmela piacere tanto che, a distanza di anni, la mangio ancora condita allo stesso modo, aceto, olio, quello extra vergine, ovvio, che poi la differenza fra un vergine ed un extra non l’ho mai capita…niente sale però, il mio palato non è più abituato al sale, ha imparato ad assaporare i cibi in base ai loro originari sapori, senza alterazioni di sorta.
E insalata sia ! Da sola, liberata di un peso, un peso che mi gravava addosso quando c’era lui, “mister tutto”, linea perfetta, corpo da sballo, una tartaruga al posto della pancia, un sorriso splendido splendente, capelli ricci senza un filo di crespo (ed io che sto ancora a scegliere il prodotto ideale per evitare “l’elettrizzazione coatta” col phon!). Ah un’altra cosa, leggeva libri di fantascienza, io la odio la fantascienza, non so se il mio odio è un’azione “indotta” o se era preesistente al “mister tutto”, quel che so è che la rifiuto e ogni volta che entro in libreria, ancora oggi, è come se avessi una sorta di allergia allo scaffale “avvenieristico futuribile”…
Lui no, era così preso da quei testi che la sera nemmeno l’amore lo distraeva più.
Preso da sè, dai suoi ricci non crespi, dai dentoni bianchi, dal successo con le colleghe in ufficio, pieno di cose da fare, tranne fare l’amore, o meglio, lui l’amore lo faceva, ma con sè stesso, una ventina di flessioni in tutto e nulla più.
Io, un’insegnante, amante dell’arte, della lettura, autori contemporanei in particolare, attiva politicamente, incapace di voltarmi dall’altra parte davanti a un’ingiustizia.
L’ho conosciuto ad una mostra, una sera d’estate, una di quelle mostre di artigianato locale, alle quali ti rechi più per la voglia di fare un giro in centro che per la mostra in sè e per sè.
L’ho visto subito, non passa certo inosservato il “il mister tutto” ora battezzato dalla sottoscritta “mister vaffa”. Sembra un modello, uno di quelli da copertina obbligatoria, chissà perchè mi ha sorriso, a me che sono quasi trasparente…
Quel sorriso mi ha fregato, lo confesso, subisco il fascino del “bello”, se poi, all’nizio, quel bello è anche un po’ in contraddizione con me…ecco, a quel punto precipito nel fosso, nel senso che mi sembra l’uomo più stimolante della terra.
Beh, ora so che non è quello il modo in cui voglio essere stimolata, non è che se io dico “a” e lui risponde “b” io mi sento tutta un fremito di stimoli. Ora so che uno così mi sta solo un po’ di più sulle ovaie. Ecco perchè non metto più il sale negli alimenti, il sale lo voglio nella vita, ma di quello buono che non disturba i sapori ma te li fa godere.

A.P.””

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