Calabria, donne suicidate. Ma da chi?

Foto  è di Annamaria Marzano – “A megghiu parola è chidda ca nun si rici”, finalista al concorso fotografico “L’ultima foto alle mafie” organizzato dall’associazione daSud

Scritto per Scirocco:

” Qualche anno fa Salvatore Boemi ha parlato di una strategia sottile in Calabria, perché la ‘ndrangheta non uccide i parenti dei pentiti e neppure i pentiti, ma ha la capacità di contattarli e persuaderli a ritrattare, attraverso pressioni ed offerte di denaro.

C’è chi, però, non è pentita o collaboratrice di giustizia ma testimone, e magari non è “comprabile”, ma si suicida.

I suicidi (con l’acido), per la ‘ndrangheta, sono di certo più comodi delle sparizioni di persone (nell’acido). Soprattutto quando ad “essere suicidate” sono donne. “Il senso comune, ciò che è più comodo, più semplice pensare quando siamo confrontati con problemi piuttosto sconvolgenti e difficili, risente profondamente dell’ordine simbolico maschile che dà l’impronta alla nostra storia e alla nostra società. Lo sguardo maschile sul sociale e su di noi ha plasmato ciò che il senso comune – da sempre – sa, e cioè che le donne sono emotive, inaffidabili, irrazionali, passionali […]” (R. Siebert, in Le donne, la mafia p. 160).[Continua qui, su Scirocconews ….]

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