Partorire con il corpo e con la mente.

(foto riotclitshave)

Una bella recensione dell’Anacronista mi ha indotta ad affrontare una piacevole lettura.

“”…Mi riferisco inoltre alla lettera di Joseph Ratzinger (2004), allora non ancora papa bensi’ prefetto della Congregazione per la DOttrina della Fede (ex Sacra Congregazione della Romana e Universale Inquisizione), sulla “collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo” lettera che, proponendosi in teoria di parlare dell’uomo e della donna, in realtà, per il fenomeno che ben conosciamo, parla quasi esclusivamente della donna, che cos’è, che cosa deve fare, qual’è la sua vocazione, qual’è la sua missione…La lettera contiene, nel capo III, l’affermazione centrale e perentoria secondo la quale il valore fondamentale della donna è…la sua capacità dell’altro . Il meglio della vita della donna è… le attività “orientate al risveglio dell’altro, alla sua crescita, alla sua protezione” Tanto piu’, afferma la lettera, che la donna ha uno spiccato senso del concreto (III, 13). Insomma la lettera riporpone il vecchio tema ecclesiastico per cui l’essenza della donna consisterebbe nella cura e nell’assistenza dell’altro. E’ un argomento frusto, avvalorato come sappiamo dalal filosofa fenomenologa-oltre che suor carmelitana e da poco anche santa-Edith Stein, nell’affermare che “donne e uomini hanno tratti caratteristici  diversi che sono tali per natura”[…]

Di questi buoni sentimenti facciamo volentieri a meno, nè ci solletica l’idea che le donne debbano far propri gli interessi del marito. Volgiamoci dunque al senso dell’essere madri al di là degli  orpelli retorici di qualunque origine e provenienza .

[…]Ipotizzando l’idea di un parallelismo tra stili di vita e stili di pensiero, forme di vita e forme di conoscenza, crediamo che sia proponibile un sapere materno nel quale le caratteristiche di attenzione e amore, vincolo, legame e vicinanza possono diventare simboli di esperienza e conoscenza. Il pensiero materno non suppone che le donne, e tra loro le madri, pensino in modo diverso perchè possono generare bambini (e le madri, di fatto, li hanno generati); non sostiene che la natura fornisca le donne di un’essenza cognitiva specifica in relazione al loro rapporto riproduttivo, e nemmeno sta a dichiarare che esista un modo tipico di ragionare delle donne quae donne.

Appellarsi al pensiero materno, significa semplicemente constatare che le pratiche nelle quali le madri sono impegnate sollecitano determinate facoltà e danno luogo a particolari stili di vita e di pensiero che è possibile riconoscere e adottare anche in assenza dell’esperienza diretta.””[da Partorire con il corpo e con la mente di Francesca Rigotti, Bollati Boringhieri 2010]

One comment

  1. Ecco, appunto, delle disquisizioni degli uomini, e oltre a ciò scapoli per scelta, sulle donne, ne “facciamo volentieri a meno”, tanto più che “le pratiche nelle quali le madri sono impegnate sollecitano determinate facoltà e danno luogo a particolari stili di vita e di pensiero”. Praticate le stesse pratiche, e poi ne riparliamo.😉

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