Accade ovunque (ma forse un po’ di piu’ al Sud).

Per anni la data dell´8 marzo ci è apparsa come una sorta di cattedrale nel deserto, oggi invece la attraversiamo come un passaggio importante di un percorso che ha trovato il punto più alto nel 13 febbraio e che ha l´ambizione di non arrestarsi, come spiega lo slogan “L´8 tutto l´anno”.

Ed in effetti l´aspirazione è tenere alta e costante l´attenzione su temi per troppo tempo esclusi dall´agenda politica e dal sistema informativo del Paese. Uno su tutti la violenza sulle donne che continua ad essere affrontata come un problema di ordine pubblico, ignorando i dati che ci parlano di percentuali altissime legate alle violenze in famiglia o comunque tra conoscenti e molto basse se riferite a sconosciuti o “stranieri”. Lo ripetiamo talmente tanto spesso che può sembrare ridondante, eppure non ci sono cambi di passo: la politica nazionale punta tutto sulla repressione e le amministrazioni locali sulla sorveglianza pubblica.

Poi succede che a Roma una donna viene stuprata in una caserma da tre carabinieri e un vigile urbano e la risposta è che da vittima si trasforma in ragazza facile (?), consenziente e “provocatrice”. Come dire, la violenza sulle donne si alimenta dentro lo screditamento delle vittime come se lo stupro fosse così in qualche modo giustificabile o magari nullo.

Gli stereotipi con cui le donne devono scontrarsi sono davvero tanti e questa fase politica ha fatto concentrare tutta l´attenzione sulla “dignità delle donne”. Purtroppo in questa trappola siamo cadute anche noi, talmente prese dal porre distanze tra le “donne perbene” e le “poco di buono” da dimenticare che la nostra dignità è sotto attacco da sempre per la mancanza di diritti o perché gli stessi diritti acquisiti vengono messi in discussione, non certo per l´entrata in scena di Ruby.

Accade dovunque, ma forse succede un po´ di più al Sud e in Calabria. Basti pensare all´assenza pesantissima nelle istituzioni (un esempio su tutti, il consiglio regionale) alla marginalità nel lavoro, dal ruolo sociale e culturale che ci viene attribuito all´assenza di politiche di welfare. In questo contesto di per sé agghiacciante, fa inorridire leggere che a Catanzaro, unica città italiana nella quale assessore provinciale alle Pari opportunità è un uomo, il Comitato Pari opportunità promuove per l´8 marzo un concerto i cui proventi saranno destinati a un Centro inserito nel “Movimento italiano per la Vita”, organizzazione che contrasta apertamente, e spesso con modalità aggressive e violente, l´applicazione di quella legge dello Stato che laicamente garantisce il diritto alla scelta per una maternità libera e responsabile. Questa è l´idea che hanno le istituzioni calabresi sulle questioni di genere. E siamo davvero fortunate ad avere esperienze belle come “Le donne calabresi in rete” che fanno un lavoro prezioso in questa situazione surreale.

In maniera altrettanto surreale segnalo due circostanze. La prima riguarda l´emigrazione Sud-Nord: tutti pongono l´accento sulla fuga dei cervelli, ma il dato che si perde spesso è quello sempre crescente “delle donne in fuga“. Sono aumentate a dismisura, segnala lo Svimez, le ragazze che lasciano il Sud e la Calabria per migliorare le proprie condizioni di vita. Occupazionali e di esistenza. La seconda questione riguarda la `ndrangheta: le donne non hanno più compiti marginali o di manovalanza, ma hanno ruoli di potere sempre più importanti, come dimostrano numerose inchieste degli ultimi mesi. Se tutto questo è vero, se la politica continua a fare il suo percorso in maniera autistica, provocatoriamente siamo costretti a dire che sono questi ultimi due gli esempi in cui per una ragazza calabrese è più alto il livello di emancipazione. O forse, magari, è meglio capire che siamo di fronte a un fallimento. Il più grande. E che la Calabria non è una regione per donne. E che non se ne può più, e bisogna ripartire.

Celeste Costantino – Presidenza nazionale di Sel“”

articolo e foto pubblicate su  Calabria Ora , 8 Marzo 2010

Grazie Celeste!

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