La “terra dei padri”.

Una cinquantina di donne, precarie, studentesse, universitarie e lavoratrici hanno occupato nel primo pomeriggio la sede di corso Vittorio Emanuele II del Popolo delle Libertà, a Torino. Con un cartello al collo ( non ci avrete mai come volete voi), avrebbero voluto leggere un comunicato stampa davanti ai giornalisti ed alle giornaliste, un’azione che si sarebbe  inserita nel momento di lotta che sta portando il Laboratorio universitario “Donne autodeterminate per un 13 febbraio di lotta” verso la giornata di mobilitazione di domenica 13 .

Ma non è stato possibile: i giornalisti e le giornaliste sono state mandate via in malo modo e le ragazze dopo essere state messe ad un angolo -zittite dall’inno della Patria cantato a squarciagola- sono state costrette a rilasciare i propri dati personali e sono state tenute chiuse in una stanza contro la loro volontà (segregate), successivamente sono state spintonate-quasi buttate giu’ dalle scale- dalle “forze dell’ordine” e da esponenti del Partito delle Libertà, ed una volta fuori dal portone portate via  con le volanti, come pericolose eversive ( quelle sprovviste di documenti).fonte

Impressionante vedere questa scena di repressione e violenza associata all’ “inno della patria” , usato in maniera intimidatoria- se non la chiamo Nazione, non è un caso-.

Daltronde il messaggio volto a zittire questo gruppo di giovani donne- decise a rivendicare il proprio diritto all’autodeterminazione- è molto chiaro, privo di filtri o veli, e teso ad  amplificarne il sentimento di estraneità, ed a rivendicare un diritto di cittadinanza esclusivo (o escludente).

“Cosi’ vanno le cose per noi ancora oggi. Non esistono diritti civili propri alle donne e agli uomini. Cio’ è particolarmente vero per le donne: il diritto esistente è piu’ appropriato agli uomini che alle donne, in quanto gli uomini costituiscono da secoli il modello di cittadino, e la cittadina maggiorenne viene abusivamente definita da un’uguaglianza di diritti che non soddisfano le sue necessità. A rigore, oggi non esiste un codice civile che faccia di uomini e donne delle persone umane. In quanto sessuati,  uomini e donne restano nell’immediatezza della naturalità. Cio’ significa inoltre che non esistono ancora diritti delle persone reali, perchè esistono solo donne e uomini e non individui neutri. I diritti di questi cittadini astratti sono piu’ o meno ricalcati o dedotti da doveri o diritti religiosi, soprattutto patriarcali, da cui una certa difficoltà a distinguere la sfera religiosa da quella laica. Manca ancora un codice civile relativo alle persone reali, e anzitutto alle donne e agli uomini. In mancanza di tali diritti, la nostra sessualità regredisce a un livello di barbarie, peggio talvolta di quella delle società animali.”” (Luce Irigaray)


3 comments

  1. Eh, sì, certo, la cittadinanza è nata per gli uomini, e solo molto più tardi ha incluso le donne, che questa inclusione però se la sono conquistata, nessuno gliel’ha regalata. Anche a me suscita qualche perplessità l’univocità di genere dell’aggettivo sostantivato “patria”. Perché “terra (solo) dei padri”? Non è anche terra delle madri? Abbiamo però una cosa che è solo “matria”, e che è molto più importante della terra: ci abbiamo pensato che la lingua che abbiamo imparato da piccole/i è la “lingua materna”? La lingua che si apprende con il latte della nutrice, così Dante Alighieri nel “de vulgari eloquentia”.

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