La posta in gioco delle donne.

 

DaIslam e democrazie, La posta in gioco delle donne [di Renate Siebert in Marita Rampazi e Anna Lisa Tota (a cura di), La memoria pubblicaTrauma culturale, nuovi confini e identità nazionali. Utet, Torino 2007, pp. 148-167.], che consiglio di leggere integralmente:

“”La questione della trasformazione del corpo femminile in “corpo emblema” di un discorso Politico con, in più, una valenza a carattere religioso, oggi, riguarda molti contesti poltitico-culturali e, in particolare, i paesi a tradizione musulmana. Ma, ancora fino al fascismo, anche l’Italia, come altri paesi europei, ha conosciuto una simile strumentalizzazione dell’immagine femminile al servizio di una particolare idea di nazione.””

Mi pare che quanto scritto sia oggi piu’ che mai attuale, in Italia (cattolica), e che il passato prossimo possa essere trasformato in un presente, oscuro.

“”Azar Nafisi ci rammenta che c’è sempre anche una questione di responsabilità individuale nel situarsi all’interno delle relazioni e delle gerarchie sociali:

<Chiunque fossimo – e non importava a quale credo appartenessimo, se volevamo portare il velo oppure no, se osservavamo o meno certi precetti religiosi – eravamo diventate il prodotto di un sogno di qualcun altro. Un severo ayatollah, un sedicente re filosofo, si era posto alla guida del paese in nome di un passato che, sosteneva, ci era stato rubato. E ora voleva crearci tutti di nuovo, a immagine e somiglianza di quel passato illusorio.

Poteva esserci di consolazione – e avevamo davvero voglia di ricordarcelo? – che ciò era accaduto perché noi glielo avevamo permesso?>””

………………………………………

Per quanto riguarda l’approfondimento di ulteriori spunti di riflessione contenuti nell’articolo della Siebert (femminismo islamico, velo e quant’altro) rimando ai numerosi contenuti di Marginalia, di Vincenza Perilli.

 

3 comments

  1. Grazie della segnalazione, non ho letto il testo che citi di Renate Siebert, lo cerco e leggo sicuramente
    La trasformazione del corpo della donna (delle donne) in “corpo emblema” mi sembra di una drammatica attualità anche nelle retoriche razziste e sessiste messe in circolo da sistemi di dominio oggi
    a presto, buon lavoro

  2. […] <Chiunque fossimo – e non importava a quale credo appartenessimo, se volevamo portare il velo oppure no, se osservavamo o meno certi precetti religiosi – eravamo diventate il prodotto di un sogno di qualcun altro. Un severo ayatollah, un sedicente re filosofo, si era posto alla guida del paese in nome di un passato che, sosteneva, ci era stato rubato. E ora voleva crearci tutti di nuovo, a immagine e somiglianza di quel passato illusorio. Poteva esserci di consolazione – e avevamo davvero voglia di ricordarcelo? – che ciò era accaduto perché noi glielo avevamo permesso?> Azar Nafisi […]

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