Speculum.

Manuela Merlo, foto di Natalino Russo

“”…La soggettività denegata alla donna, questa è indubbiamente l’ipoteca con cui si garantisce ogni costituzione irriducibile dell’oggetto: oggetto di rappresentazione, di discorso, di desiderio. Immaginate che la donna immagini, e l’oggetto perderebbe la sua caratteristica (d’idea) fissa. Non sarebbe piu’ il punto di riferimento estremo, piu’ elementare del soggetto stesso, in fin dei conti, poichè il soggetto si regge soltanto in forza d’un effetto di rimando che gli viene da una qualche oggettività, da un qualche obiettivo. Se non ci fosse piu’ “terra” da (ri)muovere, su cui muoversi, da rappresentar(si), ed anche desiderare di possedere, una materia opaca senza consapevolezza di sè, che fondamento potrebbe darsi il “soggetto” per esistere?Se la terra girasse, soprattutto se girasse intorno a se stessa, l’erezione del soggetto rischierebbe di non riuscire nella propria elevazione e penetrazione. Infatti, a partire da che cosa potrebbe alzarsi e su che cosa potrebbe esercitare il proprio potere?In che cosa?…”” [da Speculum, Luce Irigaray]

Oggi come ieri.

 

 

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