Romnì tajsa.

Ho conosciuto Gabriella De Luca  ad una manifestazione antifascista a Catanzaro. C’ero andata da sola, con la mia macchina fotografica, ed ero certa che difficilmente avrei potuto incontrare qualche amica o amico. Invece ad un certo punto del corteo mi sono incrociata con Anna P. (che mi ha presentato Gabriella), Marisa P., Marta M., Caterina P., ed ho passato una gran bella mattinata in compagnia di donne, giovanissime e meno giovani, tutte impegnate quotidianamente a fare qualcosa per la nostra città.

Gabriella  ha fatto, e continua a fare, cose straordinarie:

Il decennale di “Terra di Confine” dedicato a tutte le Romni.

“”In occasione del suo decimo “compleanno”, l‘associazione Terra di Confine può contare sull’appoggio di diciassette nuove socie. Per anni queste ultime hanno osservato la fondatrice dell’associazione, Gabriella De Luca, recarsi ogni giorno all’accampamento di via Lucrezia della Valle per conoscere le tradizioni del popolo rom, e stare vicino ad una comunità diversa dalla propria allo scopo di osservarne i comportamenti, senza volerli giudicare né cambiare. Entrata in punta di piedi, la De Luca è divenuta pian piano un’amica e confidente fidata, tanto da rendere operativo ed efficiente il “servizio sveglia” per i bambini che ogni mattina devono recarsi a scuola, e da erigere una casetta a mò di “scuola-arcobaleno” per lo svolgimento dei compiti al pomeriggio e delle attività ricreative.

E proprio nel momento in cui l’associazione rischia di non poter più promuovere le varie iniziative, dirette al superamento dei pregiudizi nei confronti dei rom, a causa della mancanza di risorse, le donne dell’accampamento sono scese in campo per difendere quello che Gabriella De Luca e le altre volontarie hanno costruito, e per impedire che “Terra di Confine” cessi di far conoscere la cultura di questo popolo così antico. Proprio alle madri e alle figlie di via Lucrezia della Valle, e a tutte le zingare che da sempre sono state le depositarie delle usanze del gruppo, e provvedono a preservarlo dalle forze malefiche attraverso specifici riti, è stato dedicato il filmato “Romnì Tajsa – donne rom ieri e domani”, proiettato domenica scorsa al Caffé delle Arti per ricordare il decennale dell’associazione.

Sedute in prima fila, per scorgere le immagini raffiguranti gitane celebri perché rese immortali dall’arte (la “Carmen” di Bizet su tutte), le “romnì” catanzaresi hanno atteso che il documentario finisse prima di prendere parola.

Hanno scosso la testa quando hanno letto stralci della loro storia, che le ha viste perseguitate dalla furia nazista durante la Seconda Guerra mondiale (l’olocausto degli zingari, denominato “parrajmos”, conta ben cinquecentomila vittime), oggetto di brutali sterilizzazioni nella Cecoslovacchia comunista e strenui oppositrici dell’associazione “Pro Juventate” (che nella Svizzera del dopoguerra strappava i piccoli rom alle loro famiglie), fino a giungere ai giorni nostri, in cui le zingare scrittrici, pittrici, ballerine, cantanti e dedite alla politica sono sempre più numerose, e proliferano i gruppi che a livello europeo si battono per i loro diritti. Hanno anche applaudito alle “amiche di Terra di Confine” (Maria Rosaria Sganga, Anna Pascuzzo e Francesca De Caro) che hanno declamato i versi delle poetesse romnì più famose. Ma poi, quando si è trattato di riassumere in poche parole quello che provavano, su incoraggiamento di Gabriella De Luca, non si sono tirate indietro: “Noi zingari non siamo tutti uguali, e non vorremmo essere guardati come animali feroci – ha così esordito Rita Veneziano – Ci sono persone cattive tra i rom, ma non solo tra i rom. Dateci un’opportunità”.

15 Dicembre 2010, Ufficio stampa CSV Catanzaro “”

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