Faith e le altre.

La storia di Faith la conosciamo tutte e tutti ormai, molte e molti di noi a luglio  hanno sottoscritto appelli,indignandosi per l’ espulsione della giovane nigeriana e sentendo la  grande responsabilità del trattamento riservatole dallo Stato italiano . Poi di Faith non se n’è sentito parlare per un poco di tempo, finchè un’altra donna ed un’altra condanna a morte non sono stati strumentalizzati da istituzioni e governi internazionali, e allora qualche persona ha iniziato a chiedersi: ma Faith?

Ma Faith….

Appello dell’amica Bruna Giovanna Pineda :

“”Gentilissimo Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano,
mi chiamo Bruna Giovanna Pineda, sono assessora alla Pace e ai Diritti Umani del Comune di Rovigo, e mi rivolgo a Lei per questo mio appello in quanto massimo rappresentante dello Stato Italiano e garante della Nostra amata Costituzione .
Innanzitutto le dovrò raccontare la storia di Faith, una ragazza nigeriana di venti anni che aveva un sogno…quello di poter vivere in un Paese civile, e pensava di averlo trovato in Italia.
Faith riesce a fuggire dal suo paese, la Nigeria, nel 2007. Durante un tentativo di stupro da parte del suo datore di lavoro – appartenente a una delle più ricche e influenti famiglie dello stato -, Faith (che all’epoca non aveva ancora vent’anni), lo uccide. Quando, su cauzione, viene rilasciata dal carcere, decide di fuggire in Italia senza attendere il processo: l’ordinamento del suo paese non prevede l’attenuante della legittima difesa e rischia dunque (anche per le pressioni della famiglia del suo datore di lavoro/stupratore) di essere sicuramente condannata a morte. In Italia Faith spera di rifarsi una vita e invece, dopo tre anni, non riesce ad ottenere neanche il permesso di soggiorno. Così questa estate, quando le sue urla durante un nuovo tentativo di stupro fanno giungere una volante nella casa di Bologna dove abita, quello che attende Faith è dapprima il Cie di via Mattei e poi, il 20 luglio, nonostante la richiesta d’asilo presentata dal suo avvocato, il rimpatrio forzato in Nigeria dove attualmente è detenuta in attesa della condanna a morte per impiccagione. Solerti funzionari/burocrati fanno notare che il rimpatrio di Faith era inevitabile poiché su di lei gravavano già due decreti di espulsione. Ma il punto è che Faith non doveva/poteva essere espulsa. L’art. 19, comma 2°, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000) dice infatti: “Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti.”. E invece è stata rimpatriata il giorno stesso in cui veniva presentata la sua domanda per l’asilo politico, senza nemmeno darle il tempo di raccontare la sua storia e da quel giorno di lei non si è saputo più niente.
Benché l’Italia sia uno dei paesi promotori della moratoria contro la pena di morte, non si è esitato a mandare al patibolo una donna che ha saputo reagire alla violenza maschile, una donna da cui tutte abbiamo tanto da imparare. Allora perché continuiamo a tacere ? Con il nostro silenzio la stiamo condannando a morte una seconda volta.
Carissimo Presidente, mi rivolgo a Lei con la speranza che questa volta l’appello per salvare Faith non cada nel vento: questa ragazza è stata condannata a morte solo perché ha avuto il coraggio di ribellarsi agli abusi e alle violenza, e noi non possiamo esserne complici.
Visto che l’Italia giustamente è sempre stata in prima linea (vedi la campagna per salvare Sakineh) per denunciare quei paesi che violano i diritti umani, come mai nel caso di Faith, dove è stato violato l’art. 19 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, oltre l’art. 2 e 10 della nostra Costituzione, nonostante i numerosi appelli di associazioni è calato un imbarazzante silenzio? Come se non bastasse la vicenda di Faith apre “un pericoloso precedente”, potendo divenire un deterrente a ribellarsi a violenze subite per tutte quelle donne migranti in condizione di “clandestinità” . Tutto ciò non è accettabile per uno stato che si definisca “democratico” e “civile” come il nostro.
Con la speranza e la fiducia che questa volta l’appello per salvare Faith venga ascoltato,
cordiali saluti

Bruna Giovanna Pineda
Assessora alla Pace e ai Diritti Umani
Comune di Rovigo

Di seguito l’indirizzo internet dove si può trovare l’appello da sottoscrivere
http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/post/2010/09/25/un-appello-internazionale-per-faith/  “”

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