Ni una mas …

http://blip.tv/file/3811080/3811080

Questo incredibile cortometraggio di Alejandra Sánchez, che documenta la scomparsa ed il ritrovamento del corpo di Alejandra Lilia Andrade, una delle tantissime giovani donne vittime di femminicidio a Ciudad Juárez,  cittadina messicana al confine con gli Stati Uniti, mi è stato inviato per posta da Clara Ferri, compagna che qualche anno fa si è occupata di sottotitolarlo e che in Messico ha scelto di viverci.

“13 sono le ragazze scomparse dall’inizio dell’anno  in questa parte di mondo, 500 sono le donne uccise a partire dal 1993, e nessuno responsabile finora è stato individuato.”

il link del sito delle compagne messicane è : http://www.nosotrasenred.org./feminicidio.html

Femminicidio di Ciudad Juarez: Lo Stato messicano si rifiuta di ‘pagare’

(Madrid) Il Governo messicano, hanno dichiarato gli avvocati delle vittime , “rifiuta” di rispettare la sentenza emessa dalla Corte Interamericana dei Diritti Umani (IACHR) sui casi di femminicidio di cui il più noto prende il nome di “Campo Algodonero” e per il quale l’organo giudiziario dell’Organizzazione degli Stati Americani( OAS) ha condannato lo Stato messicano per la morte di tre donne di Ciudad Juarez .

Nel novembre del 2009, la Corte Interamericana ha ordinato alle autorità messicane di “ risistemare “ le indagini sugli omicidi di tre delle otto donne che sono state uccise nel 2001 a Ciudad Juarez, nonché dei casi di violenza e di sparizioni ma, ha dichiarato David Pena di avvocati democratici, “ v’è stata resistenza da parte dello Stato messicano all’ottemperanza della sentenza della Corte interamericana.

La storica sentenza della Corte ha condannato il Messico per non aver adottato le misure adeguate a proteggere dal femminicidio, ritenendolo responsabile della morte delle donne di “Campo Algodonero” Esmeralda Herrera Monreal, Laura Berenice Ramos, e Claudia Ivette González,rispettivamente di 15, 17 e 19 anni.

Dal momento della decisione le autorità messicane, in particolare la Procura generale dello Stato di Chihuahua erano obbligate ad prendere una serie di misure che “non sono state accettate”. Delle sedici disposizioni ha solamente ottemperato alla pubblicazione delle disposizioni nella Gazzetta Ufficiale, ma questo si è tradotto in un impegno dello stato messicano alla conformazione di dette disposizioni senza che si sia tradotto in azioni concrete” ha lamentato l’avvocato Pena.

Pena ha dichiarato che lo stato ha fallito totalmente il “reset “delle indagini penali” fatti di per sé” formulando nuove ipotesi e avviando delle indagini sui funzionari coinvolti nel femminicidio per la violazione dei diritti umani e su quelli che hanno minacciato le famiglie delle vittime.

La Corte ha affermato nella sentenza “le linee guida delle indagini” sul femminicidio.

“Questo non vuole dire ripartire da zero” ha sostenuto l’avvocato Pena, ma che si creino nuove ipotesi circa questi omicidi e che le indagini vadano nella direzione di perseguire i responsabili”

Inoltre, Pena, ha osservato che le autorità hanno fallito nell’obbligo di fornire alla famiglie delle vittime un’assistenza medica integrata” supportata dall’aiuto di psicologi e psichiatri. “Il governo messicano ha rifiutato di offrire questi servizi al di là del sistema sanitario pubblico.

Queste conclusioni sono state formulate nella prima relazione dell’ANARD, della Rete dei Cittadini della Nonviolenza e per i diritti umani, e dal Centro di Sviluppo Integrato delle donne (CDIM)in ottemperanza del termine di sei mesi concesso dalla Corte per conoscere la decisione.

Benché il termine concesso dalla Corte Interamericana allo Stato messicano è di un anno per fornire una prima valutazione, gli avvocati delle vittime hanno espresso preoccupazioni per la “mancanza di volontà” delle autorità messicane per la soluzione del femminicidio di Ciudad Juarez.

Sparizioni continue

La preoccupazione dell’avvocato Pena è che al disinteresse dello Stato i crimini continuino a verificarsi a Ciudad Juarez. Dall’inizio dell’anno sono tredici le ragazze scomparse in questa zona pericolosa, dove dal 1993, ci sono state oltre 500 donne uccise, ma finora nessun responsabile è stato individuato.

La sentenza della Corte è il primo atto provvedimento emesso dall’organismo nei confronti di uno Stato membro ed è anche la prima risoluzione che si conosca m sul femminicidio di Ciudad Juarez. “In forza di questi motivi è importante che lo Stato ottemperi alla sentenza, perché altrimenti si rafforzerebbe l’impunità che c’è in questi casi di femminicidio.” Ha dichiarato Pena.

Infine, Pena ha ammonito “che tanto più passa il tempo a che le autorità si conformino alla sentenza” le poche prove rimanenti rischiano di andare perdute e inoltre si complicano ancora di più le indagini mentre di femminicidio a Ciudad Juarez continueranno a susseguirsi.

Fonti : europapress.es – nuestrashijasderegresoacasa.blogspot.com, la traduzione è a cura di Anita Silviano, che ringrazio di cuore per il suo impegno nella divulgazione.

3 comments

  1. Questa vicenda ha dell’incredibile. Sono anni che i media ne parlano e non si è arrivati ancora a scoprire i colpevoli di queste efferatezze. E vien da pensare male della polizia locale che, sembra, non abbia alcuna intenzione di agire al meglio…

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