Sempre a proposito dell’utilizzo del mezzo (dis-Informazione)

E mentre rimango in attesa di un riscontro da parte del Quotidiano della Calabria…(vedi:Una grave “dimenticanza”, ovvero: donne e cittadinanza. )

Questa a fianco è la riproduzione fotografica, molto gentilmente messa a disposizione dall’Associazione Telefono Donna- Potenza, di un articolo di P. Leporace: “Gli amori di Elisa” pubblicato sul Quotidiano della Basilicata il 6 giugno 2010 (e ci potremmo anche  fermare  qui, visto il carattere allusivo ed insinuante del titolo). E’ stato impossibile reperire altro genere di riproduzione dello stesso. Circa l’opportunità o meno, in questa fase dell’inchiesta, di dedicare un articolo ai presunti “amori estivi” di una ragazzina poco prima che venisse stuprata e assassinata, cosa dire? Mi pare cosa fuori luogo e che potrebbe risultare fuorviante.

All’articolo segue una lettera di Cinzia Pasquale diretta a P.Leporace ,pubblicata sul Quotidiano della Basilicata l’ 8 giugno 2010, e accompagnata da ulteriore commento del direttore del giornale alla “lettrice”.

Il valore dell’informazione ed il neo libello noir su “Gli amori di Elisa” di Cinzia Pasquale “

“ Egregio Direttore, Le scrivo a seguito della lettura dell’articolo a Sua firma dal titolo “Gli amori di Elisa”, pubblicato domenica 4 giugno. Ebbene, devo immediatamente sottolineare l’irritazione mista alla rabbia che ho provato nel rinvenire il titolo citato, ben collocato in prima pagina ed altrettanto artatamente affiancato al più mite “Anatomia di un’indagine atto secondo. Le amiche e il ruolo di Eris Gega”. L’abilità che spesso viene riconosciuta ai giornalisti, nel caso di specie per di più un direttore di giornale, è quella di saper intercettare le richieste del proprio pubblico e, di conseguenza, di offrire ai lettori ciò che gli stessi vogliono. Ecco, dunque, che ligio a questa “regola” – che del resto ha fatto di molti giornalisti dei veri e propri vati dell’informazione capaci di grandi ascolti in tv o di tirature di giornali assai ragguardevoli con conseguente immediato approdo ai salotti di potere – Lei ha inteso dare voce a quelle curiosità e pruderie che appartengono agli istinti più biechi della gente. Forse di tanta gente, colpendo perciò irrimediabilmente nel segno come dimostrano le vendite del Suo giornale. E, tuttavia, viene da chiedersi se sia davvero possibile comprendere da questi dati le reali preferenze dei propri lettori o, piuttosto, se ciò non costituisca unicamente una indicazione delle preferenze di ciò che sia stato loro offerto. Allora, mi piace pensare, e devo dire ne sono certa, che molti come me non abbiano di queste curiosità, non intendano leggere degli amori veri o presunti di una ragazzina di sedici anni orrendamente trucidata e preferiscano, invece, ricevere dalla cronaca o dall’approfondimento giornalistico elementi di riflessioni sociologica e politica intesi in senso ampio. Ma soprattutto, sono convinta del valore educativo dell’informazione, addirittura di una educazione ancor più pesante ed onerosa: l’educazione di una intera collettività, quella di massa, a cui anche la cronaca contribuisce. Chi, come Lei, ricopre questo ruolo, deve dare conto di ciò. E, dunque, mi chiedo quale dignità Lei attribuisca ad Elisa e, in genere, alle donne vittima di violenza che, ancora una volta, subiscono dai media un trattamento subdolo che insinua sospetti, fa insorgere supposizioni, desta dubbi e getta ombre sulla vita privata da loro condotta prima del tragico epilogo. Quasi a voler rappresentare quello che giuridicamente si definisce un “concorso di colpa” così ché se è successo quel che è successo è perché la vittima di turno ha in qualche modo tenuto un atteggiamento lascivo o accondiscendente. E, ancora, mi chiedo quale “pietas” Lei mostri nei riguardi di una famiglia distrutta dai silenzi, dalle omissioni, dalle colpevoli trascuratezze e prima di tutto dal dolore per la perdita di un congiunto che legge di frequentazioni di natura non specificata, sempre nell’ottica del sospetto, con più di qualche ragazzo. Ed a nulla varrebbe sostenere che quanto pubblicato derivi direttamente dagli atti di indagine poiché la rappresentazione della realtà a volte, come Lei ben sa, trascende la realtà stessa. Ed è a dir poco ingannevole edulcorare o nobilitare, come forse era nelle Sue intenzioni, la figura della povera ragazza con l’appellativo di “liceale”, comune a tanti film a sfondo erotico degli anni ’70, a cui fanno da contraltare “il militare” o “l’idraulico che alza un po’ il gomito”, di certo solo giovani e bravi ragazzi appena diciottenni: Elisa, non lo si ricorderà mai abbastanza, è stata vittima, assassinata, brutalmente uccisa e prima ancora violentata. Avrà, dunque, reso un buon servizio d’informazione o, piuttosto, i giovani lettori, uomini e donne, alla cui educazione Lei partecipa, leggendo degli “Amori di Elisa Claps” – neo libello noir – non saranno più in grado di distinguere tra il ciarpame di escort di cui siamo stati ampiamente informati e le donne reali, quelle che studiano, vivono, lavorano e purtroppo muoiono forse per troppa debolezza ed ingenuità? “ “

“ “Egregia lettrice La ringrazio del contributo al dibattito che sollecita e che spero possa ampliarsi ad altre voci e volentieri interloquisco con le sue argomentazioni che, lo dico subito, non condivido con profonda convinzione umana e professionale. Non ritengo di aver scritto e pubblicizzato nessun libello “noir” tantomeno, né di aver rincorso a quella pruderie da lei individuata. Personalmente sto cercando di fornire un contributo giornalistico di tipo diverso. I 17 anni che separano la scomparsa della povera Elisa dal suo macabro ritrovamento sono un lasso di tempo enorme e molte questioni si sono tramandate per voce popolare in forma distorta. Sono un giornalista abituato a comprendere per far meglio comprendere. Per questo motivo mi sono immerso negli atti al fine di trarre l’inchiesta giornalistica a puntate “Anatomia di un’indagine”, nel tentativo dichiarato di capire eventuali errori e omissioni. Dalle carte sono emersi gl’interrogatori tesi a capire chi frequentava la ragazza e per quali motivi. Le faccio notare che non ho adoperato toni morbosi spiegando che “gli inquirenti sono costretti dalle circostanze a setacciare la vita sentimentale della ragazza tenendo sotto pressione le amiche del cuore”. E per restare alla sociologia ho spiegato che “siamo in una cornice di liceali con il diario pieni di cuoricini” che poco hanno a spartire con le escort da Lei gratuitamente evocate. Lei mi offende molto attribuendomi con retro pensiero complottista qualcosa che non ho mai scritto: ovvero che Elisa è morta perché se l’ è andata a cercare con i suoi comportamenti. La dignità di Elisa era nel suo aver spensieratamente sedici anni e di cercare la vita nel senso più alto del termine. Se vogliamo capire le “colpevoli trascuratezze” dell’indagine non possiamo omettere quello su cui si è indagato o è accaduto. In merito all’uso di “la liceale” e “il militare” potremmo rivolgerci a un semiologo per capire chi è più freudianamente perverso tra me e Lei. Mi spiace che invece non abbia colto il fatto che non ho pubblicato il nome di chi all’epoca alzava il gomito per concedergli il diritto all’oblio e spero che anche il ricordo della sensibilità di Elisa sia servito a fargli risolvere i suoi problemi. Dalle sue parole colgo piuttosto un disagio serio con il tabù della morte. Che è il vero problema della nostra società. Se permette della mia “pietas” non parlo. La lascio ai miei dialoghi interiori che ogni notte accompagnano il bilancio della mia giornata. Senza alcun rancore la salute, Paride Leporace “ “

La polemica è proseguita fuori dalle pagine stampate con l’Associazione Telefono Donna- Potenza, il cui comportamento è stato tacciato, sulla pagina fb di Leporace, di “conformismo sovietico”. Il direttore, usando questi termini,  ha voluto esprimere  il suo “disappunto” per non aver potuto commentare l’articolo di C.Pasquale pubblicato sulla pagina fb dell’Associazione Telefono Donna- Potenza (quando sarebbe bastato cliccare su “mi piace” per essere abilitato all’opzione “commenta”). Sulla bacheca del Quotidiano si legge anche “polemica fra alcune femministe e il Quotidiano”….(ad ogni modo, per chi volesse, è tutto su faccialibro)

Vorrei tentare una volta per tutte di chiarire un concetto:

Da Wikipedia: “Con il termine femminismo si può indicare: -la posizione di chi sostiene la parità politica, sociale ed economica tra i sessi, ritenendo che le donne siano state e siano tuttora, in varie misure, discriminate rispetto agli uomini e ad essi subordinate; -la convinzione che il sesso biologico non dovrebbe essere un fattore pre-determinante che modella l’identità sociale o i diritti sociopolitici o economici della persona; -il movimento politico che ha rivendicato e rivendica pari diritti e dignità tra donne e uomini e che – in vari modi – si interessa alla comprensione delle dinamiche di oppressione di genere.”

Non viene  anche a voi una  voglia matta di essere chiamate femministe?

qui : http://www.telefonodonnapotenza.it/home.html troverete il modulo  per aderire alla “Raccolta firme per la sconsacrazione della chiesa della Trinità di Potenza e l’utilizzazione dei suoi spazi per attività sociali correlate alla prevenzione del maltrattamento e dell’abuso sulle donne e sui minori.”

One comment

  1. Ottimo articolo, Sud. Nonostante siano passati trent’anni dal primo “processo stupro” (in tv) le dinamiche sessiste continuano imperterrite Oggi, forse, in modo più radi.cale: naturalizzare la violenza di genere. Perché questo è il messaggio che passa nella maggior parte dei giornali (il caso Massimo Fini è la punta dell’iceberg). In più, in maniera arrogante,il Lepore si permette di leggere in chiave psicoanalitica (a uso e ab-uso tutto suo)la giusta rabbia di una donna che non ci sta a vedere banalizzato e strumentalizzato il femminicidio. Insomma, non abbiamo molte alternative:o siamo puttane o siamo a rischio di TSO.

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