Un coraggioso ed autentico momento di restituzione

Ad inaugurare, il 16 aprile scorso, la XII settimana della Cultura a Catanzaro è stata la presentazione, con la presenza dell’autrice, del libro Ius Sanguinis di Paola Bottero, a cura del Circolo di Lettura della Biblioteca De Nobili. la Biblioteca di Catanzaro, diretta da Maria Teresa Stranieri, ed il Circolo di Lettura, coordinato da Elisabetta Stranieri, rappresentano una importante realtà locale alla quale contribuiscono con professionalità, generosità e dedizione in prevalenza donne.

Paola Bottero, torinese di nascita e formazione, è una giornalista affermata, esperta di comunicazione e sviluppo strategico, ha lavorato come protavoce e capo ufficio stampa di Ministri e Istituzioni locali e nazionali e oggi vive tra Roma e Cosenza. La Bottero si sente “calabrese d’adozione” anche se si potrebbe dire che la Calabria le sia entrata nelle viscere tanto da averle fatto sentire l’urgenza di scrivere questo libro, che si legge tutto d’un fiato in maniera inevitabile e dolorosa.

Ius Sanguinis il cui sottotitolo è “rabbia, impotenza e speranza nella punta dello stivale”, si compone di due parti narrative ed un’appendice e attraverso quattro storie tutte al femminile da’ voce alla molteplicità del nostro esser donne.

La prima parte narrativa comprende tre storie di donne: Alice, Roberta e Federica.
Alice è una ragazzina vittima della violenza cieca e accecata del fidanzato; cieca perchè il ragazzo non riesce a “vedere” le tante qualità e i talenti della fidanzata e accecata da una forma di ossessione-possessione che viene alimentata anche dagli amici, i quali non fanno altro che ripetergli quanto le “femmine” siano tutte uguali, opportuniste in cerca di marito, finte “vergini” ma in realtà ben altro. Questa storia in particolare ci offre numerosi spunti di riflessione: dal femminicidio alle modalità della violenza domestica, al ruolo della donna , come per lo piu’ viene percepito ancora oggi, di custode del focolare domestico, la cui unica realizzazione personale possibile e riconosciuta sia quella in ambito familiare.
Basate su fatti di cronaca realmente accaduti le storie di Roberta e Federica.
Roberta è la sorella di Gianluca Congiusta, imprenditore di Siderno ammazzato dalla ‘ndrangheta. Il suo è il racconto di una ragazza che vive all’ombra del fratello tanto da avere come unica aspirazione nella vita quella di amare “quel gigante premuroso e affettuoso”. Fino a quando il fratello non viene ucciso e allora tutto il suo mondo va in frantumi. Ma Roberta riuscirà a trovare la forza per capire che è necessario rompere il muro del silenzio perchè il silenzio e la paura sono terreno fertile per la ‘ndrangheta.
Federica Monteleone era una ragazzina di sedici anni, morta nell’ospedale di Vibo Valentia in seguito ad una banale operazione di appendicite. Quella di cui ci racconta la scrittrice è la vita di una giovanissima donna piena di talenti, ambizioni, sogni e amatissima dalla famiglia stroncata ingiustamente; è un’altra storia che fa sentire forte l’orrore del diritto negato alla vita.

Nella seconda parte vi è la storia di Lisa, frutto della fantasia dell’autrice. Segretaria tuttofare di un politico, Lisa è una donna che sembra adeguarsi alle situazioni di collusione e ambiguità scegliendo la comodità del silenzio; rappresenta la rassegnazione di comodo, che è quella che tiene tutti noi in ostaggio e questa parte narrativa costituisce da sola una intera sezione perchè riassume in sè le domande e le risposte. E’ proprio lei infatti a spiegarci cos’è lo ius sanguinis, un diritto di sangue ottenuto per nascita che si trasforma in potere del sangue, in un dover versare il proprio sangue, al quale sembra impossibile sfuggire.

Quattro storie di donne le cui vite non si toccano mai veramente, ma che sono unite da un sottile filo rosso fatto di rabbia, impotenza e speranza. Quattro racconti vissuti di volta in volta attraverso gli occhi di una donna che ci rende necessariamente partecipi del suo dolore, del suo sentire, e ci dà un’idea di cosa possa significare anche essere donna in una terra come la Calabria. Quattro donne che finiscono per scontrarsi con una realtà ed una mentalità scandita da sessismo, violenza e omertà, ma che sono animate – tutte tranne Lisa – da una grande dignità e forza morale e che hanno un approccio esistenziale comune : il fortissimo legame con la famiglia nella quale trovano un importante punto di riferimento.

L’incontro a Catanzaro tra l’autrice e chi ha partecipato all’evento ha rappresentato un momento di condivisione profondo e significativo, nella misura in cui Ius Sanguinis rappresenta un coraggioso e autentico momento di restituzione.
E’ coraggioso, perchè ci porta diritti di fronte alle nostre responsabilità, prima fra tutte quella di non cadere in cio’ che secondo Corrado Alvaro rappresenta la disperazione piu’ grande : “La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che essere onesti sia inutile”.
E’ autentico perchè, anche attraverso la narrazione in prima persona, ci fa sentire cosi’ vicini alle storie narrate da farci “vivere” la Calabria con un diverso metro di misura, privato dei filtri dell’assuefazione alla “notizia”.
Ma soprattutto ne parlerei come di un romanzo di restituzione perchè restituisce alle vite spezzate delle vittime e dei familiari delle vittime l’essenza delle proprie storie, vissute nell’impotenza, immerse in una cultura sessista e violenta, ma anche animate da grande dignità e forza morale. Restituisce a tutti noi quei sentimenti di rabbia, compassione, ribellione e sete di giustizia per lo piu’ sopiti dalle incombenze della vita quotidiana. Ci trascina attraverso una scrittura agevole ed evocativa, dalla prima all’ultima pagina inesorabilmente, in un turbinio di sentimenti, facendo aderire alla nostra pelle il rispetto che ognuno di noi dovrebbe portare per la vita, che è “il nostro unico dovere e allo stesso tempo il nostro primo diritto”.

Quanto avvenuto a Catanzaro è stato l’incontro tra una donna del nord ed il sud, è stato un modo per ricordare a tutti noi quanto è forte e necessaria la resistenza quotidiana delle donne. Per ricordare che l’unità, in fondo, è donna.

Doriana Righini

http://www.noidonne.org/blog.php?ID=00732

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