Tirando la soma (31 marzo 2010)

E’ tempo di sintesi (e quando mai non lo è), di mea culpa (riservato a ben poch*, e comunquemai che ci si pensasse prima!), scarica barile (questo invece lo fan tutt*) ed elucubrazioni di vario “genere”, tranne che di quello femminile.E’ tempo insomma per tutti di tirare le somme, come si suol dire, e per le donne invece…. di continuare a tirar la soma.
Oggi finisce un mese vissuto all’insegna di un’ escalation terrificante e violenta, a mio parere. Signori a destra e a manca sempre pronti a quella che per alcun* è solo una “battuta” facile e di pessimo gusto ( vedi lo “ius primae noctis” dell’innominabile rivolto alla Polverini, vedi il “sembra non volerlo, ma in
realtà lo vuole..” del “compagno” Luttazzi che identifica l’Italia servile e prona con la donna). Giornalisti dalla penna ben poco amica che banalizzano su stalking, molestie e stupro (vedi “Donne, guaio senza soluzione” di Massimo Fini). Rappresentanti delle istituzioni che paragonano le vittorie elettorali agli stupri. Successori degli apostoli e salvatori di anime che lanciano scomuniche e anatemi a chi non “difende la vita” (! ?) e che vomitano addosso alle donne la colpa della “crisi di valori” perchè (testuali del vescovo di Senigallia) “la donna esce molto di casa, reclama una sfrenata indipendenza dal marito e va a lavorare”. Neo-presidenti di regione che promettono di lasciare nei magazzini gli scatoloni contenenti le confezioni della ru486.
A concludere in bellezza il mese di marzo pero’ siamo state proprio noi a darci una bella “mano”. Elezioni amministrative regionali, consiglio calabro.leso, consigliere elette: ZERO.
Quest’anno si festeggia il “50° anniversario sentenza della Corte Costituzionale n. 33/1960”. Leggo sul sito dell’Udi che ha aderito al comitato promotore:
“…c’era e c’è ancora un’altra barriera da superare, se non un tetto, per così dire una ‘parete di cristallo’ che impedisce l’accesso a lavori, professioni, carriere, a sport e a stili di vita considerati per tradizione maschili.Un tempo questa barriera era tutt’altro che invisibile: si trattava di veri e propri divieti. Sono trascorsi esattamente 50 anni da quando su iniziativa della dottoressa Rosa Oliva la Corte Costituzionale fece cadere, dichiarandone l’illegittimità, ogni preclusione all’accesso delle donne agli impieghi pubblici,
secondo la linea introdotta dalla Costituzione repubblicana”.
Le appena concluse elezioni ci chiariscono definitivamente una serie di modalità attraverso le quali è diventata consuetudine tenere lontane le donne da ruoli di vertice all’interno delle amministrazioni e/o istituzioni, vanificando cosi’ il significato fondante della sentenza 33/1960. Tutto cio’ attraverso una
strategica e bieca organizzazione di liste e listini, MA con la connivenza delle donne, di tutte noi che votiamo e che ci candidiamo (mi stanca parlare di nuovo delle nostre psico-patologie di gruppo e di come ci facciamo le scarpe e preferiamo un referente di potere maschile). La corretta valutazione di
un’amica è che “la rappresentanza femminile si è estinta” e dubito che possa esistere anche solo l’idea della “democrazia” laddove buona parte della popolazione (quella femminile) sia esclusa dalla “stanza” delle proposte e delle decisioni, non si riesce a comprendere quanto potrebbe essere salutare per
tutti .
Allora per consolarmi un po’ guardo la copertina del calendario dell’Udi…un’immagine meravigliosa, quasi mi commuovo: un girotondo di donne intorno al mondo…e mi vengono in mente le parole di Pina Nuzzo, portavoce dell’Unione Donne in Italia:
“Ebbene, la democrazia duale è l’unico orizzonte possibile che mi permette di immaginare di nuovo il mondo, la politica, e di lavorare per qualcosa che con tutta probabilità non riuscirò a vedere.Però, avere contribuito alla sua costruzione mi pacifica.” Chiudo gli occhi ed immagino un orizzonte altro…voi no?

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